Il governo di Boris Johnson al capolinea

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 Il governo del Regno unito sta implodendo. Boris Johnson resiste di fronte a una crisi interna del suo gabinetto che ha portato già alle dimissioni di oltre 40 membri dell’esecutivo e al licenziamento di Micheal Gove, (ormai ex) ministro della Giustizia e pezzo da 90 del governo di Londra. BoJo resta aggrappato alla sua posizione e pare determinato a combattere, nonostante l’appello alle dimissioni arrivato dal suo partito stesso. Al quale il primo ministro ha risposto silurando Gove, il quale in un faccia a faccia – spiega oggi il Guardian – aveva detto al premier di ritenere insostenibile la posizione.

Una fonte di Downing Street ha detto al Guardian che il primo ministro vuole “restare e combattere”, per trovare un nuovo equilibrio che gli permetta di far ripartire l’azione di governo. Si appellerà al paese ricordando – dicono gli insider – che solo due anni fa milione di persone hanno votato per lui. Non solo. Visto che voci critiche o perplesse all’interno del governo hanno dato forfeit, e tra queste l’ex cancelliere dello scacchiere (ministro delle finanze) Rishi Sunak, BoJo sembra intenzionato a spingere sul suo programma economico reaganiano, fatto di tagli delle tasse.

 Secondo Backbencher Andrew Murrison, l’ex inviato al commercio che si è dimesso, la situazione è “fuori controllo” e Johnson deve lasciare la mano. Inoltre “nessuno di quelli che abbiano fatto la scelta attiva di restare (nel governo) dovrebbe prendere parte all’imminente gara per la leadership”. La procuratrice generale Suella Braverman ha detto che è “tempo per il primo ministro di dimettersi” e ha annunciato che si candiderà per le elezioni per la leadership nel partito Tory. Ma ha anche detto che non si dimetterà, perché la natura del suo incarico richiede una presenza. 

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