Zaia sul fine vita: Da ipocriti sfuggire dal dare una norma di civiltà

17 Gennaio 2024
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“Qualcuno ha voluto far passare il messaggio, scorretto oltre che sbagliato, che la legge autorizzasse il fine vita. Ma non e’ cosi’. Questa possibilita’ esiste gia’ in forza di una sentenza della Corte costituzionale del 2019. Puntava a regolare modalità’ e tempi”. 

In una intervista al “Corriere della Sera” il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia , rigetta la lettura politica che da’ il centrodestra spaccato (FdI e FI hanno votato contro, nella Lega qualcuno si e’ detto a favore, qualcuno contro , due si sono astenuti). 

Non e’ stato un voto politico: “Non scherziamo. Dovevamo votare su un tema etico, non politico. Ognuno si e’ espresso secondo coscienza. Per quanto riguarda la Lega non abbiamo mai fatto una riunione per contare i voti. Avrei trovato vomitevole il contrario”. Tutti vanno a guardare i voti, la divaricazione e’ evidente: “Anche il centrosinistra si e’ spaccato. Sui temi etici, vedi l’aborto, non ci sarebbe l’unanimita’ in nessuno schieramento”. 

L’esito non l’ha sorpreso: “No, penso che sia uscita una rappresentazione della spaccatura che su questi temi vive l’intero Paese. Anche se in cuor loro, credo, i cittadini sarebbero favorevoli ad avere una legge che regola i comportamenti che si possono tenere in situazioni cosi’ delicate anche dal punto di vista etico. Io, comunque, rispetto tutte le posizioni. Anche quelle di chi non ha avuto rispetto per le mie”.

Il riferimento e’ “a chi nega l’evidenza, con gli ipocriti che fingono di non vedere che il suicidio assistito c’e’ gia’ ma respingono la necessita’ di adottare una legge per regolamentarlo”. C’era l’occasione e non e’ stata sfruttata: “Esatto. E ricordo che non era una legge voluta da me o dalla mia giunta, ma era un’iniziativa popolare sostenuta da una raccolta di 9 mila firme da parte dell’associazione Coscioni che e’ stata presentata in tutte le Regioni”. 

Non era Zaia il promotore ma la Regione l’ha portata avanti: “Certo, lo Statuto del Veneto prevede che i progetti di legge di iniziativa popolari debbano essere discussi entro sei mesi. E cosi’ e’ stato”. In Consiglio i contrari hanno obiettato che il compito di varare una legge tocca al Parlamento: “Hanno ragione, ma a oggi nulla di fatto. L’ufficio legale del Consiglio regionale ha detto che l’iniziativa era comunque legittima e quindi le ha dato corso . Ma, ripeto, non e’ questo il punto. Dobbiamo ricordare – osservare infine il governatore – che tutto parte dalla sentenza della Corte costituzionale che rende possibile, a determinate condizioni, il fine vita. Serve normare nel dettaglio le procedure ei tempi, a tutela estrema del paziente, aspetti non contenuti nella sentenza della Consulta”, conclude Zaia. 

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