Tre Italie alle elezioni

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di Sergio Bianchini – Ecco le tre Italie ormai spogliate di ogni infingimento presentarsi alle elezioni.

Il PD dichiara di non volere più il campo largo cioè l’alleanza con i 5 Stelle. I Cinque Stelle si sono ormai tolti la veste utopistica di origini nordiche (Grillo e Casaleggio) che hanno usato per nobilitare la loro unica vera richiesta: risorse al Sud.

Anche l’utopismo nordico che si era alleato al meridionalismo con Grillo in testa è totalmente depotenziato nonostante l’infaticabile lavoro di Travaglio. Adesso Conte si assume apertamente da solo la funzione di procacciatore di risorse statali per il Sud.

Il Nord è prevalentemente e per ora stabilmente sulle posizioni di Lega e Forza Italia con tutte le varietà, le svolte (compreso un neomeridionalismo) e le sfumature interne ed esterne.

Il Centro Italia ribolle; Letta, Renzi, Calenda, Meloni. Non vogliono più lo stato assistenziale poggiato sulla cultura antindustriale e antinordica che ha dominato per decenni dal compromesso storico PCI DC in poi ed ha portando il paese sull’orlo della rovina economica. Ma litigano anche tra loro e cercano una rotta percorribile.

Adesso sembrano tutti consapevoli (salvo Letta) che ci vogliono idee nuove. Se queste idee ci sono nei prossimi due mesi dovranno coagularsi ed emergere.

Il mio schema vede come necessaria un’alleanza di base tra il Centro ed il Nord per rilanciare tutto il paese e far uscire l’economia e lo stato dalla condizione disastrosa in cui sono caduti.

Pur ammettendo come scontata (ma lo è?) una vittoria centro nordica di Salvini Berlusconi Meloni bisogna pensare che una effettiva governabilità sarà legata anche alle relazioni con tutto il quadro politico e sociale nazionale.

Fratelli d’Italia per sua natura non potrà ignorare il Sud e ciò, fatto in misura non bloccante per la competitività del Nord industriale, andrebbe anche bene. La relazione con Renzi e Calenda sarà importantissima evitando che essi si ricolleghino a Letta e riformino un quadro centro meridionalista contrapposto al Nord.

Inoltre per alcuni anni la politica interna dovrà essere il centro di tutta l’azione di governo evitando che le relazioni internazionali turbino e perfino demoliscano l’intesa di base sopra delineata.

Sarà interessante osservare come il nuovo assetto saprà delinearsi nei prossimi mesi. Certo che potrebbero nascere fortissime turbolenze sia interne, come quelle che da decenni ci propone la magistratura che invade la politica, che internazionali. Sembra che alcuni in Europa e in America vogliano condizionare le libere scelte italiane, me anche a casa loro la stabilità è ormai un sogno.

Per cui la compattezza interna sarà possibile e decisiva. Speriamo.

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