La scuola per Cassese: Divario permanente di risultati tra Nord e Sud a parità di investimenti. “Ministero più impegnato a gestire personale che non ad istruire”. Ma le soluzioni?

15 Dicembre 2023
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di Sergio Bianchini – Finalmente anche un grande costituzionalista come Sabino Cassese, rispettato e onorato da tutti, dice apertamente quello che ognuno vede da anni e cioè che la gestione della scuola è disastrosa e non si vedono reali cambiamenti di rotta. Vediamo qualche sua dichiarazione nell’articolo del 15 dicembre 2023 sul Corriere della Sera.

“Nei paesi OCSE vi sono 14 studenti per docente nei percorsi liceali e 15 in quelli tecnico professionali, in Italia abbiamo 11 studenti per docente nei primi e 9 nei secondi”.

“Nonostante l’alto numero di docenti il sistema scolastico ha un basso rendimento………metà degli studenti esce impreparato”.

Parla inoltre delle altre piaghe ormai notissime e quasi antiche, l’enormità dei supplenti, lo stipendio basso dei docenti di ruolo, il divario permanente nei risultati tra nord e sud nonostante la parità di spesa.

Non cita per nulla (come mai?) gli altri due dilatatori della spesa italiana rispetto a quella europea e cioè il numero di ore di lezione annue (da noi circa 1000) di molto superiore a quello europeo (circa 800) e la lunghezza del curricolo fino al diploma che da noi è di 13 anni mentre in Europa 12.

Ma la descrizione della paralisi e del degrado è nitida:

”Il ministero e l’intera scuola sono troppo impegnati a gestire personale piuttosto che ad istruire”  e “ ci si può chiedere: quale interesse viene prima, quello dell’istruzione degli Italiani o quello della sistemazione in ruolo degli insegnanti?”.

E, ancora…

“Cosa spinge lo Stato ad assumere: i precari che vogliono entrare in ruolo o il fabbisogno di una istruzione migliore?”“Perché si continua ad assumere tanto personale mentre diminuiscono gli studenti e si chiudono le scuole?”.

Dopo aver delineato cose che ogni genitore si chiede da anni, Cassese non dà spiegazioni di questi comportamenti governativi che operano da 50 anni senza differenze tra destra e sinistra al governo. Parla genericamente di “scarso interesse dell’opinione pubblica e l’assenza di un dibattito nello spazio pubblico”.

Quindi nessuna indicazione da parte del luminare nato in provincia di Avellino nel 1935 e profondo conoscitore della pubblica amministrazione di cui è stato anche ministro nel ’93-’94 con il governo Ciampi.

Come al solito si piange sulle carenze ma si sfugge dalle soluzioni che sarebbero molto semplici ma che risultano persino innominabili visto l’essenza stessa dello stato italiano che da 50 anni si basa sulla meridionalizzazione e sui posti statali usati per dare stipendi al sud.

Si accetta ancora una volta la diminuzione di alcune centinaia di presidi e al contrario l’ennesima promessa di non ridurre il personale docente e non, andando contro le spasmodiche ricerche per diminuire la spesa pubblica.

Certo, per invertire la rotta bisogna pensare a concorsi provinciali, alla fine dei trasferimenti nazionali, alla riduzione di un anno del percorso fino al diploma, alla drastica riduzione delle ore curricolari annuali obbligatorie con aumento di quelle opzionali e mirate, all’aumento dei presidi con la stabilità degli stessi e non il solito carosello che vede ormai un preside ogni 1000 o più alunni quando in Svezia ce n’è uno ogni 200 alunni(150 nella scuola primaria e 300 in quella secondaria).

Ma per fare queste cose semplicissime e altamente “risparmiose” bisogna abbandonare il mortale abbraccio tra Stato e meridione costruendo uno stato veramente nazionale, cioè con personale proveniente in misura proporzionale dalle tre macroregioni fondamentali, nord, centro e sud.

Con uno Stato siffatto si riuscirebbe anche a gestire, con misure di governo politiche ed economiche, il divario nord sud che non è stato mai risolto dall’abbraccio mortale del meridionalismo come diritto del sud ai posti statali sempre dilatati soffocando di tasse il nord.

Queste considerazioni spiegano semplicemente lo stato penoso ed allo stesso tempo incurabile della scuola dove si sono susseguiti ministri di tutte le specie politiche compreso un leghista. Ministri che non volendo toccare l’abbraccio mortale si sono limitati a gestire la vecchia canzone del precariato.

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