Anno 1975. Quando la Campania e la Calabria dicevano no alla Padania. Dopo quasi 50 anni lo stesso stallo e il Sud non avanza

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di Cuore Verde – In questi giorni la Lega di Salvini ha cercato nuovamente di rilanciare sul tavolo della politica di governo la sua proposta per l’autonomia. I fratelli e le sorelle d’Italia hanno subito tirato il freno a mano ricordando che questa iniziativa deve andare di pari passo con quella del presidenzialismo. Personalmente, non comprendo quale utilità possa avere per il Nord questo ‘presidenzialismo’, ovvero, un rafforzamento del centralismo romano. Specifico che ritengo l’attuale progetto di autonomia piuttosto debole rispetto ad una vera riforma federalista che preveda “stati-regioni” e “città-stato” autonome. Possibilmente federate tra loro in macroregioni.   

Qui interessa soltanto rilevare come basti pronunciare la parola AUTONOMIA per far scattare l’intera classe politica meridionale in difesa del Sud. Niente di nuovo. E’ poco noto che alla famosa intervista di Guido Fanti pubblicata da La Stampa il 6 novembre 1975 relativa alla proposta della super regione della Padania (“Fanti spiega la proposta per una grande «lega del Po»”) ne seguirono altre, sempre pubblicate dal quotidiano torinese, ad alcuni presidenti di regione dell’epoca sullo stesso argomento a cura del giornalista Francesco Santini. I presidenti delle Regioni del Nord dichiararono, con alcune distinzioni, di essere favorevoli, quelli del Sud, invece, nettamente contrari. I titoli di quelle interviste reperibili nell’archivio on-line de La Stampa sembrano delle vere e proprie profezie. 

Il primo ad essere intervistato fu Golfari, presidente della Regione Lombardia (“Padania? Milano risponde nì” – la Stampa, 08.11.1975): favorevole ad accordi cooperativi, su specifici argomenti ma non alla costituzione di una vera propria regione con un ‘patto federativo’

Il presidente della Regione Liguria, Carossino, nella sua intervista, dimostrò invece certamente più entusiasmo per la Padania del collega lombardo (“Alla Liguria, Padania va bene” –  la Stampa, 09.11.1975). Carossino immaginava che il triangolo industriale (Milano, Torino, Genova) con la Padania potesse allargarsi e diventare un “pentagono” specificando che “Nessuno vuol far pagare al  Mezzogiorno nuovi prezzi”. Tomelleri, presidente della Regione Veneto, dichiarò di essere anch’egli favorevole alla Padania (“Una Padania mitteleuropea” – la Stampa 29.11.1975) da realizzare con un’asse Venezia-Trieste. 

Il presidente della Regione Calabria, Perugini (“Un no alla Padania”  la Stampa 06.12.1975), e quello della Campania, Mancino (“Anche la Campania dice no alla super lega dei ricchi”  la Stampa 09.12.1975), si espressero invece inequivocabilmente contro la Padania. Gli argomenti di contrarietà erano gli stessi che ancora oggi vengono usati contro le rivendicazioni di autonomia del Nord. Perugini temeva che il “piano Fanti” avrebbe aumentato “lo squilibrio tra Nord e Sud”. Mancino, giudicando l’iniziativa “inopportuna e impolitica”, riteneva che “dividere l’Italia in grandi aree” non sarebbe servito “al riequilibrio nazionale” e avrebbe mantenuto il “Sud povero”

Concludeva la serie di interviste l’editoriale di Carlo Casalegno “Nord e Sud un solo Paese”(la Stampa, 11.12.1975), nel quale si tentava, con vari argomenti, di ricucire l’evidente “strappo” causato dal ” PROGETTO DI “PADANIA”  di Guido Fanti.

Cito un passaggio tratto da questo editoriale “La lotta della « Padania » contro la «Borbonia» non servirebbe né all’una né all’altra parte. La proposta avanzata un mese fa da Guido Fanti, presidente dell’Emilia-Romagna, di un’alleanza tra le cinque Regioni dell’area del Po per affrontare insieme la crisi economica, e per trattare con Roma da una posizione di forza, è stata intesa nel Mezzogiorno come un tentativo di solitaria autodifesa dell’Italia «ricca», come un’astuzia per rafforzare una pretesa egemonia del Nord, ed ha persino evocato il rischio che il Sud si raccolga per rappresaglia in una «lega dei poveri». Le vivaci reazioni meridionali (e le riserve di autorevoli personalità settentrionali) sono state ampiamente illustrate da La Stampa attraverso l’inchiesta di Francesco Santini. Ma l’ipotesi d’un conflitto assurdo tra Nord e Sud è fuori della realtà; né il presidente emiliano si proponeva di isolare dalle miserie del Mezzogiorno le felici terre del Po. E’ per altri motivi che la proposta di Guido Fanti ci sembra non solo psicologicamente inopportuna, ma politicamente e tecnicamente sbagliata. E’ inopportuna, perché il progetto di una « lega del Po», ufficiale e istituzionalizzata, susciterebbe comunque — nonostante le buone intenzioni di chi la propone — il sospetto d’essere una «santa alleanza di Regioni forti », come ha osservato il presidente del Veneto; e susciterebbe risposte antagonistiche, nel Mezzogiorno e fors’anche nell’Italia centrale, aggravando i fattori disgregativi che già l’inarrestabile crisi dello Stato alimenta nel Paese. E’ sbagliata, a nostro giudizio, perché poco servirebbe a risolvere i problemi autentici della collaborazione interregionale, e porterebbe invece all’esasperazione il fenomeno negativo del « panregionalismo »: le Regioni sentite come antagoniste dello Stato, decise a usurparne certi poteri ben oltre i limiti costituzionali. (Ricordiamo che proprio Guido Fanti ha parlato al «supergoverno» di Bruxelles, quasi fosse titolare d’una qualche sovranità). (…) La collaborazione indispensabile tra le Regioni non esige la nascita di leghe ufficiali e permanenti, antagoniste ad altre e allo Stato unitario.” 

La retorica unitarista odierna contro le rivendicazioni di autonomia del Nord padano ricalca sostanzialmente le stesse obiezioni. 

Resterebbe tuttavia da chiarire per quale motivo, nonostante proposta la super regione della Padania non sia stata realizzata, dopo quasi cinquant’anni, non vi sia stato ancora il ” riequilibrio nazionale” e continui ad aumentare “lo squilibrio tra Nord e Sud”  che mantiene il “Sud povero”.  Per capire.

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