Analfabetismo informatico, non è mai troppo tardi

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di Claudio Riccadonna Ala – “Non è mai troppo tardi” recitava un noto programma degli anni Sessanta, condotto dal maestro Manzi e che in un’epoca ancora piagata dall’analfabetismo, quello primario, insegnò a leggere e a scrivere a molti concittadini, consentendo magari loro di conseguire la licenza elementare. Per tanti si aprivano, quasi d’incanto, le porte di una conoscenza autonoma e di una migliore esplorazione del mondo.

Ciò significava peraltro evitare l’esclusione e consegnava nuova linfa vitale.
Oggi, viviamo, in una condizione analoga  segnata da un alfabetismo
funzionale, quello di nuova generazione, legato al digital divide,
espressione inglese che indica la disparità di accesso a Internet, a causa
anche della scarsa alfabetizzazione informatica, soprattutto degli
anziani.

Ecco allora la nonna disperata ma anche il più giovane negato che non sono in grado di accendere il computer, di inviare una email o uno sms, figuriamoci allora le insormontabili difficoltà nello scaricare ma soprattutto nell’utilizzare una specifica app (pensiamo al fare un bonifico bancario), così da limitarne poi nervosamente la capacità d’azione; la condizione impotente e disarmante di chi acquista l’ultimo trovato iper
tecnologico che poi gli risulta impossibile da usare… giusto per fare alcuni esempi!

Tuttavia, per fortuna vengono in soccorso i nipoti marziani e, in
una dialettica completamente ribaltata, per una volta, sono i più vecchi a
ricevere sostegno e supporto dai più giovani. Come non sentirsi emarginati, isolati, esclusi dalle potenzialità e opportunità del mondo digitale?

Insomma, i tempi sono cambiati ma i problemi sono gli stessi di 50-60 anni fa, in primis la necessità improrogabile di comprendere i linguaggi essenziali ma imprescindibili, quelli nuovi, si intende, della
comunicazione digitale, premessa indispensabile e ineludibile per
approcciarsi a nuove realtà, per non sentirsi tagliati fuori e
abbandonati, non costretti sempre a ricorrere si consigli dei nativi
digitali.

Allora perché, nel 2020, non cominciare ad organizzare dei programmi televisivi che, ad orari prestabiliti ma ragionevoli (non alle due di notte), aiutino ad alfabetizzare, a migliorare la confidenza di una vasta platea di illetterati digitali con i nuovi strumenti. D’altra parte anche la dichiarazione dei diritti in internet del 2015, elaborata peraltro da una commissione presieduta dallo stesso ex garante per la protezione dei dati, Stefano Rodotà, definiva l’accesso alla rete come “diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale”.

Pertanto, non solo non è mai troppo tardi ma non c’è nemmeno tempo da
perdere. 

Photo of Domenico Loia

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