La lettera – Meloni, e il bisogno di appoggiare un Commissario Ue che aiuti l’Italia incasinata

17 Giugno 2024
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Caro direttore, scorrendo gli articoli del Tuo giornale, nei giorni a cavallo il voto delle europee, mi viene spontaneo esprimere alcune impressioni personali.

Si sostiene che i voti della Meloni non servano per eleggere Ursula. Io credo che sia vero il contrario. Cioè che sia la Meloni che ha bisogno di mettere i suoi voti, il suo appoggio, su Ursula o di chi altro candidato.

Non credo succederà nulla sino a che non avrà votato la Francia a inizio luglio. Dopo, Meloni, senza Salvini/Vannacci, non potrà scostarsi troppo dall’area della maggioranza europea. Non posso prevedere come. Le acrobazie saranno spettacolari. Ma certo non potrà essere contro. Il percorso governativo post elettorale sarà molto pesante per l’italico governo. Nodi tenuti celati, nemmeno troppo in campagna elettorale, verranno al pettine. Nodi di bilancio se non addirittura di cassa. Messa a terra del PNRR. Dossier caldi tenuti in congelatore. ITA, balneari, automobili, acciaio, crisi aziendali, cassa integrazione, povertà,  etc etc. Sono tutte strettoie che possono essere affrontate solo con il supporto della Commissione, della banca Centrale, del Parlamento Europeo. 

Meloni ha bisogno di avere un commissario italiano autorevole. Tanto che già si vocifera che sarà un tecnico e non un amico di partito.  A dimostrazione della verificata qualità degli amici di partito se non di famiglia. Per far questo non potrà mettersi contro. O anche solo stare fuori dai giochi. Avrà bisogno Lei che a Bruxelles la considerino quantomeno utile.

Quanto al duo Salvini/Vannacci non c’è molto da dire. Faranno tutto da soli. E’ una corsa disperata alla sopravvivenza. L’uno si giocherà e vincerà la partita dei congressi in autunno. La narrazione del successo elettorale si scontra con i fatti. Perdita di voti e risultato, al netto di Vannacci, da dimissioni immediate alla Macron. Ma conta la narrazione e non i fatti.

L’altro, Vannacci, resterà sul carro sin che avrà vantaggio. Poi si vedrà. O sfila il partito a Salvini come lui ha fatto con Bossi o prenderà un’altra strada. Di certo non starà a marcire a Bruxelles dove non avrà modo di toccare palla se non negli uffici stampa, forse. Giocare a Bruxelles non è come giocare in Italia. Proprio no!

Quanto al partito nazionale e alla posizione di Bossi. Cosa ci si poteva aspettare da un partito che ha snaturato la sua ragion d’essere originale. Che ha tradito il suo fondatore e tutti quelli che ci hanno messo la faccia assieme e dopo di lui. Gli elettori lo hanno capito e se ne sono andati. Bossi e non solo lui, almeno ha avuto il coraggio di dirlo prima di farlo.  E’ una strada senza ritorno. Lo vedremo meglio alle prossime regionali del 2025.

Purtroppo la Padania attenderà ancora qualche generazione. Vedrà la luce quando nascerà una vera Europa dei popoli. Che credo non sarà poi tanto lontana. Io, noi vecchietti, non la vedremo ma forse i nipoti si.

Credo che tutti abbiano ben capito che l’autonomia differenziata non porterà a nulla. Primo perché vedrà la luce, se all’epoca la Lega di Salvini  avrà ancora un peso, solo dopo il risultato favorevole al referendum Meloni e la riforma della giustizi. Secondo perché, semmai diventasse operativa, la Sua attuazione avrà tempi lunghi. Semmai sopravviverà alla montagna di sabbia che la sommergerà.

Chi ha un minimo di pratica del rapporto con l’apparato dello Stato, che è un corpo a sè stante, lo sa benissimo come funziona.

Il tutto con più di metà di cittadini che non vanno più a votare. Non per dimenticanza, non per disinteresse, ma purtroppo per sfiducia. E questo è un grosso guaio per la democrazia. Guaio, malanno, cancrena, che prima o poi produrrà effetti. Ahimè, negativi. Molto negativi. Un paese dove il partito che governa ha il 13% degli aventi diritto al voto è un Paese malato. E anche grave.

IL GIORNALE

Direttrice: Stefania Piazzo
La Nuova Padania, quotidiano online del Nord.
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