Zes, vantaggi per i soliti noti?

30 Settembre 2023
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di Giuseppe Longhin – Dal 2014 al 2018 dapprima un consigliere regionale lombardo dell’allora PDL, a seguire un parlamentare leghista e a concludere, immodestamente, il sottoscritto consigliere provinciale hanno prima discusso, poi analizzato, poi concordato di presentare rispettivamente in Regione, Parlamento e Provincia di Varese la richiesta di una ZES (Zona Economica Speciale). L’area, la Provincia di Varese, aveva ed ha tutte le caratteristiche come una decrescita industriale, un paese confinante (la Svizzera), un aeroporto.

Votata con una buona maggioranza in regione, amministrata dal cendrodestra; votata all’unanimità in Provincia di Varese, amministrata dal centrosinistra; bocciata a Roma dove al tempo governava il centrosinistra. Non so il consigliere regionale e il parlamentare ma io non ho mai nutrito alcun dubbio riguardo la bocciatura da parte dell’allora governo Gentiloni che, a riprova, con il D.P.C.M. 25 gennaio 2018 n. 12 c pose le basi per la creazione delle ZES di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Non dico sotto il Po ma addirittura sotto il Sangro e il Volturno…

Per fortuna, di chi la pensa come me insomma, la congiuntura astro/politica perfetta si è poi avuta nel 2018 quando sia in Provincia, sia in regione, sia a Roma si è trovato ad amministrare il centrodestra. ZES realizzata? Purtroppo nessuna notizia.

Essendo un infaticabile ottimista ho continuato a lavorare sul mio territorio spingendo per le Zone Omogenee o Vaste, sempre nell’attesa che, visto il prolungarsi della congiunzione astro/politica perfetta, venga attivata la ZES varesina.

Ed è proprio di qualche giorno fa la notizia della creazione di una ZES unica per otto regioni dal primo gennaio 2024. Evviva? No, le otto regioni sono sempre le stesse Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Non ho mai creduto all’astrologia, ma qui forse più che un problema di congiunture astrali è solo un problema dei politici che, nonostante quanto promesso durante le campagne elettorali, una volta eletti diventano sudditi del sud.

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