Che botta il caro bollette. Crollo delle vendite al dettaglio

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La risalita dei contagi, insieme all’impennata dei beni energetici, sembrano mostrare i primi effetti sulle vendite. La frenata (-0,6% in volume) rispetto ad ottobre va monitorata, per rendersi conto se sia un dato occasionale o registri le prime conseguenze negative sia del riacutizzarsi della pandemia che del rialzo dell’inflazione che peserebbero sui comportamenti di spesa dei consumatori. Così l’Ufficio economico Confesercenti commenta i dati diffusi oggi da Istat. Le rilevazioni sul commercio al dettaglio di novembre ci restituiscono, infatti, un quadro con alcune ombre: mentre i dati tendenziali, riferiti allo scorso anno, sono molto positivi in quanto si riferiscono a novembre 2020, particolarmente negativo soprattutto per il non alimentare, e dunque segnano un netto recupero, la flessione congiunturale registrata, invece, rispetto ad ottobre di quest’anno è di un certo rilievo (-0,6% in volume): l’incertezza torna a pesare su famiglie ed imprese. Alcuni comparti, inoltre, iniziano a risentire degli effetti legati sia alle nuove progressive restrizioni – è il caso dei pubblici esercizi e parzialmente della ricettività turistica – che al riemergere di comportamenti che hanno già quasi riportato ai livelli di marzo 2020 il numero di lavoratori in smart working.

Novembre registra così un calo per le vendite al dettaglio, dello 0,4% in valore e dello 0,6% in volume secondo le stime dell’Istat. Dato che si sovrappone al nuovo record dell’inflazione nell’area Ocse, salita fino al 5,8% dal 5,2% di ottobre, il tasso più alto da maggio 1996. Nell’eurozona la rilevazione Ocse si limita a un più contenuto 4,9% a novembre, sufficiente ad avere un impatto sui prezzi e sugli acquisti.

Per l’istituto di statistica italiano calano le vendite dei beni alimentari (-0,9% in valore e -1,2% in volume), mentre quelle dei prodotti non alimentari restano praticamente invariate (-0,1% in volume). Nonostante il calo di novembre, il trimestre segna aumenti dell’1,2% in valore e dello 0,9% in volume, trainato specialmente dal 2% dei prodotti non alimentari.

Rispetto allo stesso mese del 2020, le vendite al dettaglio aumentano del 12,5% in valore e dell’11,7% in volume. In particolare, spiega l’Istat, sono le vendite dei beni non alimentari a crescere (+22,6% in valore e +21,9% in volume), mentre quelle dei beni alimentari registrano un contenuto aumento in valore (+0,5%) e diminuiscono in volume (-0,9%). Crescono soprattutto le calzature, gli articoli in cuoio e da viaggio (+57,8%), l’abbigliamento e la pellicceria (+51,8%). Si compra di più su tutti i canali distributivi: la grande distribuzione (+9,5%), le imprese operanti su piccole superfici (+16,5%), le vendite al di fuori dei negozi (+15,9%) e il commercio elettronico (+6,6%).Il calo delle vendite nel settore alimentare è “a dir poco allarmante”, a detta di Federconsumatori, perché “i tagli nel settore agroalimentare sono un importante indice della situazione di difficoltà delle famiglie.

“La diminuzione della spesa in tale comparto è sintomo di una situazione di profondo disagio vissuta dai cittadini, a maggior ragione considerando il forte rialzo dei prezzi relativi a tali beni”. Il Codacons imputa la contrazione dei consumi al rincaro dei prezzi dell’energia: “I numeri sul commercio – spiega il presidente dell’associazione Carlo Rienzi – non sono affatto incoraggianti, e confermano le nostre preoccupazioni. La riduzione delle vendite su base mensile è il segnale che le famiglie hanno iniziato a contrarre i consumi a fronte della crescita dei prezzi al dettaglio e dei rincari delle bollette di luce e gas”. E non c’è ragione d’ottimismo per gli aumenti rispetto al 2020, definiti “una illusione ottica legata alle chiusure che hanno interessato molti esercizi commerciali nel mese di novembre” dello scorso anno.

Più ottimista Coldiretti, che si concentra sugli effetti del Black Friday, durante il quale hanno deciso di fare acquisti oltre quattro italiani su dieci (il 41%) sotto la spinta delle riaperture delle attività commerciali colpite nel novembre 2020 dalle limitazioni, a causa dell’emergenza sanitaria. Occasione comunque insufficiente a detta dell’Unione Nazionale Consumatori, per la quale “sul Black Friday prevale l’effetto caro bollette e il rialzo dei prezzi che hanno iniziato a svuotare le tasche degli italiani. Anche se per la variazione congiunturale i dati sono destagionalizzati, ossia depurati della componente stagionale e degli effetti di calendario, è comunque evidente il flop del Black Friday e del Cyber Monday, come riprova il confronto con novembre 2020, basato sui dati grezzi”. 

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