16 AGOSTO – San Rocco, il santo di tutti i nostri cani

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di Stefania Piazzo – Tutto è iniziato con Vasco, il mio primo cane, un beagle di un anno e mezzo, adottato dopo essere stato parcheggiato in una pensione. E non smetterò mai finché avrò vita, di ricordare il 16 agosto come uno dei giorni più importanti e belli della mia esistenza. Proprio quando lui, beagle imperfetto ma coraggioso, vinse il premio internazionale fedeltà del cane a San Rocco di Camogli. Salvò una donna, trovata morente in un bosco. Una estranea mai vista prima.

In casa Vasco fu il primo di una lunga serie di cani, alcuni adottati incidentati, e di una serie di beagle, razza della quale non sono più riuscita di fare a meno. Dopo di lui arrivò la Meghina, Ginger, figlia del mitico Ros, ricordato come Karbon Copy. Poi arrivò Bellman del Pesco, figlio di Dialynne Gambit. Poi i tetraplegici Matteo dalla Puglia e Bottone dal Molise. E poi, ancora, Brioches di Villa Soleil e Vicamar Evening Star. Poi, a 12 anni suonati, arrivò anche Fleance, figlia di Gambit e della Meghina, affidatami da Francesca Cassin perché avrebbe lasciato l’Italia di lì a breve per destinazioni nordiche e fredde e la piccola, anziana, avrebbe patito il viaggio e un contesto per lei proibitivo. Fleance ci ha lasciati un mese fa, a 16 anni, 6 mesi e 15 giorni. Attorno a noi c’è un vuoto sterminato. I cani anziani sono insostituibili, rallentano la corsa, la frenesia, ci impongono di restare più affezionati ai dettagli. Ci dicono che la vita vale sempre.

La biancoarancio Meghina e Vasco al Passo del Toro (Valsassina)

Insieme a noi c’è infine la gattina Magnani, di Fiumicino, anche lei senza l’uso degli arti posteriori. La mia casa è diventata nel tempo una famiglia allargata. Animali sani e altri meno fortunati, tutti insieme senza distinzione. Dove c’è spazio per quelli in forza, ci può essere spazio anche per quelli disabili.

I beagle sono cani da seguita, impegnativi, dal carattere complesso ma affascinante, l’addestramento con loro è duro, a volte proibitivo. Forti, fisicamente un concentrato di potenza che esplode appena si sgancia il moschettone dal guinzaglio, sono trascinatori di passione, le fasi di seguita quando individuano il selvatico, sono un urlo primordiale, ancestrale, ci riportano alla nostra evoluzione umana, a quel legame bestiale con i cani, che ci ha accompagnati nella nostra evoluzione. Sono un battito vitale.

Vasco, premio internazionale San Rocco

San Rocco era nutrito, dice la tradizione, da un cagnolino, che portava il cibo per nutrire il santo, allontanato dalla comunità perché curava gli appestati. E’ un rapporto carnale e spirituale quello che ci unisce ai nostri animali. E’ bello che un santo rappresenti nella storia di un culto, questo rapporto di rispetto e di solidarietà. Cosa che la Chiesa ha dimenticato se non ostracizzato. L’inciviltà e la barbarie degli abbandoni, dei maltrattamenti, figli dell’ignoranza e del disprezzo della vita animale, forse potrebbero essere meglio combattute se un po’ di benedizione e acqua santa uscissero dalle sacrestie anziché restare lettera morta, dimenticando le pagine ricche di amore e raccomandazioni del vecchio testamento o le preghiere di diversi santi della Chiesa. O no?

Quindi, ben venga San Rocco. E quella dimensione di santità che gli animali, pazienti e sempre in pace, ci donano senza nulla chiedere. Tanto quanto e come i santi.

Bellman del Pesco
Bottone, proviene da Ripabottoni (Campobasso)
La “giovane” Fleance
Bottone e Matteo
Perla in relax
Con Vasco a Porta a Porta
La magnetica Magnani
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