Davvero la castità è un tabù?

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di Sergio Bianchini – Castità significa purezza e in genere si riferiva alla astinenza dalla congiunzione sessuale fuori dal matrimonio.

Tradizionalmente gli atti di natura sessuale sono stati proibiti al di fuori del matrimonio nel contesto etico islamico e in quello giudeo-cristiano e considerati peccaminosi.

Il sesso praticato nel matrimonio è una condizione di castità in termini religiosi. La castità è quindi una condizione organizzativa oggettiva per certi aspetti ma in senso ampio è una condizione di purezza spirituale ed emotiva.

Qualcuno oggi giudica puro un desiderio sessuale, indipendente dal matrimonio, che non usa l’altro per sé ma che cerca di conoscere profondamente l’altro e si armonizza con lui. Sarebbe oggi il modello alto per i single, non finalizzato alla riproduzione ma alla reciproca conoscenza nobile.

Per altri la castità è una pura e semplice sciocchezza masochistica.

Tra gli atti che sono considerati religiosamente contrari alla castità spirituale vi è la masturbazione ed anche il pensiero impuro, relativo al desiderio sessuale extraconiugale.

Personalmente non ritengo la castità storica un vincolo arbitrario dovuto all’oscurantismo oppressivo di fanatici invasati ma uno stato oggettivo e soggettivo che ha avuto una grandissima funzione storica e che oggi va rielaborato.

La castità in senso totale per un single è uno stato d’animo rarissimo che, volendolo, si può ottenere, ma non sempre, con esercizi continui. San Benedetto impiegò 3 anni per dimenticare una donna di Roma che aveva lasciato ritirandosi nell’appennino. E l’ultimo passo della cancellazione di quel pensiero lo fece gettandosi dentro una siepe spinosa. Poi iniziò decisamente il suo cammino di costruzione della REGOLA benedettina che ha costruito la morale e l’economia dell’Europa.

Oggi non sono i santi che mancano, bensì una serie di regole morali e legali semplici e chiare, praticabili dalle grandi maggioranze ed utili per dare stabilità e certezze alle relazioni umane familiari, sociali e legali.

Per cui toglierei masturbazione, pensieri impuri e sesso a pagamento o anche sesso fugace di single consenzienti dalla lista degli orrori da fuggire, concentrando così l’attenzione e la responsabilità sui sentimenti e i programmi utili e giusti da coltivare con il sostegno della società e dello stato.

In questa luce che sostengo c’è la necessità di ridefinire sia il matrimonio che il celibato.

Per matrimonio intenderei un patto tra un uomo ed una donna per fare figli.

Non chiamerei matrimonio una unione di coppia semplicemente finalizzata a vivere bene. Ad esempio due anziani o due dello stesso sesso, ma anche due giovani uomo e donna che vogliono stare insieme ma senza figli. La cosa è già presente nella teologia cristiana però sottolineerei anche nei matrimoni civili la necessità dell’opzione “creatrice”.

Un patto dunque davanti alla società e allo stato (e a Dio per chi ci crede) sostenuto finanziariamente dallo stato. Vedrei bene un assegno mensile di 800-1000 euro mensili per i primi due figli. Chi ne volesse di più libero ma a proprie spese.

Due giovani uniti liberamente su un progetto così chiaro e forte devono avere una sintonia generale tra se stessi e la società intera ed una fiducia reciproca fortissime, ben più ampie dell’intesa sessuale. E quindi anche il rinvio della congiunzione inguinale in quel caso non mi sembrerebbe così soffocante anzi, probabilmente persino temprante, formativo e costruttivo.

Parallelamente vedrei l’apertura, sostenuta sempre da enti pubblici e dallo stato, di case albergo con monolocali a prezzi accessibili 100-150-200 euro mensili dove accogliere giovani e non che vivono la condizione di single.

Le persone non adatte al matrimonio ci sono sempre state. Basta pensare che nel medioevo frati, suore e preti rappresentavano circa il 10% della popolazione. Ma oggi la condizione di single è aumentata clamorosamente: Secondo l’Istat nel nostro Paese le famiglie unipersonali, pari a 9.073.852 nel 2019, sono il 35,1% del totale contro il 12,9% del 1971.

Lo stato potrebbe sostenere queste due condizioni, la coppia creatrice e il single, tralasciando invece tutte le altre convivenze fatte liberamente ma a proprie spese.

La costruzione consapevole di una famiglia creatrice oggi è molto rara perchè molto rischiosa visto il vento culturale e la filosofia esistenziale dominante che accompagnano adesso anche la precarietà finanziaria in rapida e costante crescita.

Solo una forte coscienza civile, una forte consapevolezza della fatuità della filosofia della vita oggi dominante (nomadismo, avventurismo, stravaganza, anticonformismo, genialità, isolamento, ecc), e un forte sostegno della comunità e dello stato possono dare qualche serenità e sicurezza ai giovani che liberamente, affettuosamente e responsabilmente vogliano intraprendere questa strada. Altrimenti, delusi dallo stato moderno, non resta che appoggiarsi in tutto e solo alla fede tradizionale ed ai suoi millenari insegnamenti, ma sarebbe una scelta rinunciataria.

Possiamo cominciare a concentrarci su queste cose uscendo dalla rissosità continua tra innovatori e tradizionalisti che si incontrano solo nella mancanza di idee adatte sia alla natura umana multi millenaria che alla realtà di oggi?

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