ActionAid e OPENPOLIS: “E’ decreto sicurezza Salvini ad aver favorito diffusione contagio migranti”

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ActionAid e OPENPOLIS presentano il rapporto “Il sistema a un bivio” da cui emerge “la distruzione del sistema di accoglienza diffusa dei migranti nei CAS da Nord a Sud e il fallimento – come si legge nella nota sul lancio del rapporto – della gestione della pandemia del Coronavirus nella tutela della salute”. La denuncia netta e’ quella di “un fallimento annunciato che ha portato alla distruzione del sistema di accoglienza diffusa per le persone migranti. Un terzo delle prefetture- e’ emerso dalla rilevazione che analizza l’eredita’ del Decreto Sicurezza del primo Governo Conte sul sistema di accoglienza delle persone migranti in Italia lasciata nei due anni di vigore della Legge- hanno riscontrato difficolta’ nell’assegnare i posti in accoglienza. Il capitolato di gara incentiva i centri di accoglienza di grandi dimensioni a scapito di quelli piccoli e distribuiti sul territorio, aumentando cosi’, fra le altre cose il rischio di contagio da coronavirus”.

Acitonaid e OPENPOLIS ricordano che il “Decreto sicurezza ha aggravato le criticita’ strutturali del sistema di accoglienza e provocato, con l’abolizione della protezione umanitaria e l’esclusione dei richiedenti asilo dal sistema Siproimi, un’ulteriore contrazione dei diritti. La normativa voluta dall’ex ministro Salvini ha inoltre favorito i grandi gestori a discapito delle piccole realta’ sociali“. Tra le criticita’ segnalate: “Molti gestori del terzo settore difatti hanno deciso di non rispondere al bando per il sistema di accoglienza prefettizio. Di conseguenza, soggetti disposti a gestire strutture ridotte a dormitori, enti con dichiarato scopo di lucro o che non hanno competenze specifiche, sono cresciuti di importanza nel sistema a discapito degli attori con capacita’ e a vocazione sociale”. E ancora: “L’Italia e’ spaccata in due tra Nord e Sud. Dall’analisi degli importi messi a bando dalle Prefetture per i vari tipi di centri di accoglienza straordinaria (unita’ abitative, Cas fino a 50 posti, Cas fino a 300 posti) si rileva che quelle del centro nord e soprattutto nel nord est (59,2% delle risorse stanziate per posti in abitazioni) hanno cercato di mantenere un modello di accoglienza diffusa. Nel mezzogiorno, al contrario, permane la tendenza a favorire i centri collettivi e quelli di grandi dimensioni”. 

Un fallimento annunciato che ha portato alla distruzione del sistema di accoglienza diffusa per le persone migranti. Un terzo delle prefetture hanno riscontrato difficoltà nell’assegnare i posti in accoglienza. Il capitolato di gara incentiva i centri di accoglienza di grandi dimensioni a scapito di quelli piccoli e distribuiti sul territorio, aumentando così, fra le altre cose il rischio di contagio da coronavirus. È quanto denuncia il rapporto “Il sistema a un bivio”, realizzato da ActionAid e Openpolis, che analizza l’eredità del Decreto Sicurezza del primo Governo Conte sul sistema di accoglienza delle persone migranti in Italia lasciata nei due anni di vigore della Legge. Il Decreto Sicurezza del 2018 ha aggravato le criticità strutturali del sistema di accoglienza e provocato, con l’abolizione della protezione umanitaria e l’esclusione dei richiedenti asilo dal sistema Siproimi, un’ulteriore contrazione dei diritti. La normativa voluta dall’ex ministro Salvini ha inoltre favorito i grandi gestori a discapito delle piccole realtà sociali. Molti gestori del terzo settore difatti hanno deciso di non rispondere al bando per il sistema di accoglienza prefettizio. Di conseguenza, soggetti disposti a gestire strutture ridotte a dormitori, enti con dichiarato scopo di lucro o che non hanno competenze specifiche, sono cresciuti di importanza nel sistema a discapito degli attori con capacità e a vocazione sociale.

“In Friuli-Venezia Giulia- segnalano Action Aid e OPENPOLIS– dove si era affermato un modello di accoglienza diffusa il terzo settore si e’ fortemente opposto al nuovo capitolato e ha disertato i bandi delle prefetture, che vedeva nel 2019-2020 per il 59,27% posti offerti per unita’ abitative. Una scelta che cercava di preservare un sistema sempre piu’ distribuito sul territorio: i comuni coinvolti nell’accoglienza erano 100 (46% del totale) nel 2018. Al contrario, nel 2019 il numero si riduce a 64 (30%). Emblematica la situazione oggi a Trieste. Nella primavera 2019 vengono emessi due bandi senza esito positivo, entrambi i bandi vengono ripetuti a fine anno senza successo, ad oggi dei 1000 posti offerti dalla prefettura di Trieste ne sono stati assegnati solo 10. In Friuli-Venezia Giulia i nuovi ingressi dalla rotta balcanica, i respingimenti informali che hanno determinato nuove traiettorie in ingresso, e il rallentamento delle procedure di ricollocamento dovuto all’emergenza sanitaria hanno reso la situazione fortemente critica”. Numeri che mostrano tutta la spaccatura del Paese e le zone d’ombra. “Il 5 ottobre- ha dichiarato Fabrizio Coresi, Migration Expert ActionAid- il governo ha finalmente varato il decreto Immigrazione, che nonostante presenti ancora troppi punti critici, rappresenta un innegabile passo avanti. Tra gli elementi migliorativi, oltre al ripristino dei livelli di protezione della cosiddetta “umanitaria”, va annoverato lo sforzo di reindirizzare il sistema di accoglienza verso il modello a titolarita’ pubblica in micro-accoglienza diffusa. Tuttavia, e’ con il capitolato di gara che verranno definiti nel dettaglio costi e servizi da erogare nei centri Cas e nei centri governativi. Solo cambiando profondamente il capitolato potremo parlare di una reale riforma del sistema di accoglienza”. Il monitoraggio rappresenta il tassello fondamentale, sostengono da tempo ActionAid e OPENPOLIS che “reclamano la pubblicazione tempestiva della relazione annuale sul sistema di accoglienza”. 

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