Rivolta di piazza. Il governo chiuso nel Palazzo

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Nulla di paragonabile alle manifestazioni scoppiate nel marzo scorso oppure nel pieno della seconda ondata ma le proteste di ristoratori e ambulanti, avvenute in diverse zone d’Italia e culminate con i blocchi in autostrada e i tafferugli davanti Montecitorio, alzano l’allarme nel governo. Per il Viminale e’ un segnale da non sottovalutare. Lo scontro che ha portato a due passi dalla sede del Parlamento a sette fermi e al ferimento di due poliziotti spinge le forze politiche a chiedere di evitare che si alzi la tensione e che ci siano delle strumentalizzazioni da parte di estremisti, considerato che in piazza c’erano pure rappresentanti politici come Sgarbi e Paragone ed esponenti di Casapound. Domani ci sara’ una manifestazione nazionale di Confesercenti (“poche risorse, serve un ‘decreto imprese'”, la richiesta) con presidi in tutte le regioni. Le legittime esigenze delle categorie tartassate non devono coniugarsi ad una violenza che – dice il titolare del Viminale – “e’ inammissibile”. Ed e’ una condanna unanime, accompagnata da un pressing sempre piu’ crescente da una parte per un’accelerazione del varo del dl sostegni e di un nuovo scostamento di bilancio, dall’altra per una programmazione sulle riaperture. Sta crescendo – spiega una fonte dell’esecutivo – il fronte di chi vorrebbe per l’ultima settimana di aprile un segnale di ripartenza. Giovedi’ potrebbero alzare la voce i presidenti di Regione che incontreranno il governo e il presidente del Consiglio Draghi sul ‘Recovery’. Le proposte dei governatori della Lega puntano ad un via libera a cinema e teatri con il contingentamento, ristoranti aperti a cena dove i dati sono da colore giallo, locali con saracinesca alzata fino alle 18 anche in zona arancione, aumentando la distanza ai tavoli. Ma la linea dell’esecutivo per ora non cambia. Il premier Draghi ancora qualsiasi decisione ai riscontri scientifici, l’ala rigorista e’ per non abbassare la guardia. Il premier media, la situazione verra’ monitorata continuamente ma una svolta sara’ possibile solo se i parametri saranno tali da permettere un cambio di passo.

“Realisticamente credo che le riaperture arriveranno dopo il 30 aprile”, dice il sottosegretario alla Salute Sileri. Il numero dei contagi – 112.962 i tamponi – scende (oggi 7.767) ma resta alto quello dei decessi (421 morti) con un tasso di positivita’ al 6,9%. Preoccupa la frenata sulle vaccinazioni nel periodo pasquale (in Sardegna, per esempio, si sono registrate solo 39 inoculazioni) ma soprattutto il ‘differimento’ di AstraZeneca e le incertezze legate ad un vaccino la cui utilizzabilita’ – lamentano molti presidenti di Regione, in primis De Luca – non e’ ancora chiara. “Non c’e’ nessun motivo di uno stop generale”, la risposta dell’esecutivo. “C’e’ forte preoccupazione per i tagli del 50% comunicati per le consegne di Astrazeneca del 14 aprile”, osserva l’assessore alla Sanita’ del Lazio, D’Amato

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