Non c’è solo crollo di Albiano: Lunigiana aspetta ferrovia e autostrada da 40 anni

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di Giuseppe Olivieri – Ieri, con il crollo del ponte ad Albiano, frazione di Aulla, la Lunigiana ha subito l’ennesimo schiaffo.
Nemmeno questo, però, riuscirà ad intaccare la sua identità.
Una terra abituata a soffrire, ma con una popolazione che è sempre stata in grado di risollevarsi con le proprie forze, difendendo il proprio fascino esclusivo.
L’evento di ieri (riportato da lanuovapadania.it,

(https://www.lanuovapadania.it/cronaca/crollo-albiano-documento-esclusivo-anas-su-messenger-a-residente-aulla-il-4-novembre-2019-tuttapposto-la-lettera-del-sindaco-ad-agosto-abnormemente-sollecitato/)

è l’ultimo in ordine di tempo che dovrebbe risvegliare le coscienze di chi, lontano, seduto sugli scranni romani, incapace di chiudere il rubinetto degli sprechi endemici dello stato italico, mantiene un atteggiamento di insensibilità di fronte a gente laboriosa, dedita al sacrificio, impegnata a mantenere ciò che le è stato consegnato: una ricchezza spirituale, culturale, storica, paesaggistica, umana, culinaria unica al mondo.


La Lunigiana si distende dove s’incontrano Liguria e Toscana. C’è chi la definisce la “Terra dei cento castelli” per il numero considerevole delle fortezze che ospita e chi preferisce la denominazione “Terra della Luna”, dall’antica città romana di Luna, situata alla foce del fiume Magra.


E’ una delle poche aree geografiche che consente di combinare la vastità delle distese marine, il candore delle piste da sci alle sue spalle e la purezza dell’acqua sorgiva delle piscine naturali che si aprono tra le colline.
Queste qualità, unite al suo ecosistema, le hanno consentito di entrare a far parte del progetto Unesco Mab (Uomo e Biosfera).


In linea con un passato conservato con cura e rispetto, questa terra può essere quindi facilmente visitata da chi ama coniugare il turismo all’aria aperta e quello fedele alla tradizione culturale che vede in Dante Alighieri, ospite in Lunigiana per due anni, uno dei suoi più importanti interpreti.
Un tesoro da valorizzare gelosamente e da difendere, alla luce delle frequenti scosse sismiche (una proprio ieri nel momento in cui il ponte crollava), dei disastri idrogeologici che in troppe occasioni l’hanno scalfito e delle promesse mai mantenute della politica.


Il raddoppio ferroviario della Pontremolese che congiunge Parma con la dorsale tirrenica attraverso il passo della Cisa, per esempio, è in programma dagli anni ottanta e non è mai stato terminato: Toti, governatore della Liguria, lo considera fondamentale per lo sviluppo delle attività del porto di La Spezia, la Regione Toscana non pare dello stesso avviso. Il casello autostradale di Villafranca in Lunigiana è stato ripetutamente promesso, ma mai realizzato.

Nessun atto, da parte della politica che conta, è stato concretizzato per incentivare il turismo, fonte certa di sviluppo economico ed elemento in grado di trattenere la forza lavoro, altrimenti costretta ad emigrare. Anche gli errori, mai accertati, in occasione dell’alluvione del 2011 sono alla base degli strali di gran parte della popolazione, che vede nei continui rinvii processuali l’ennesima conferma della malagiustizia italica.


Ma non si abbatteranno e, come sempre, reagiranno, con tenacia e determinazione. I lunigianesi sanno che hanno una missione da compiere: non sarà certo l’ennesimo crollo di un ponte a fermarli e ad inibire la loro consapevolezza della necessità di preservare quel patrimonio immenso che dalla storia hanno ereditato. Nonostante tutto.

Photo by Stefano Zocca

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