Finiamo di pagare le tasse il 6 giugno. Capirai che liberazione… Mezzo anno lavoriamo solo per lo Stato e i suoi 141 ingorghi fiscali

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“Lunedì 6 giugno gli italiani, ovviamente in linea puramente teorica, ‘terminano’ di versare le tasse e i contributi previdenziali allo Stato e da martedì, pertanto, scatta il cosiddetto tax freedom day (giorno di liberazione fiscale)”. Lo riporta in una nota il coordinatore del Centro Studi CGIA Mestre, Paolo Zabeo. “Rispetto al 2021, quest’anno ‘l’appuntamento’ più atteso dagli italiani arriva un giorno prima. Dopo poco più di 5 mesi dall’inizio dell’anno- aggiunge- praticamente dopo 157 giorni lavorativi inclusi i sabati e le domeniche, il contribuente medio finisce di lavorare per assolvere tutti i versamenti fiscali dell’anno (Irpef, Imu, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, contributi previdenziali, etc.) e da martedì 7 giugno inizia a guadagnare per sé”. Paolo Zabeo sottolinea che “mette in luce come tra i big dell’Ue, solo la Francia paghi più tasse”. Dall’Ufficio studi della CGIA precisano che l’individuazione del ‘giorno di liberazione fiscale’ altro non è che un puro esercizio teorico che serve a dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, l’eccessivo peso fiscale che grava sugli italiani. “Un problema- secondo Zabeo- che emerge in misura altrettanto evidente anche quando ci confrontiamo con i nostri principali concorrenti. Tra i paesi più importanti in Europa, infatti, nel 2021 solo la Francia ha registrato una pressione fiscale superiore alla nostra. Se a Parigi era al 47,2% del Pil, a Berlino si è attestata al 42,5% e a Madrid al 38,8%. Da noi, invece, il peso fiscale ha raggiunto la soglia record del 43,5%”.

 Il coordinatore del Centro Studi CGIA Mestre, Paolo Zabeo tiene a informare che “tra i 27 dell’Ue, l’Italia si è collocata al sesto posto: ci hanno preceduto la Danimarca (48,1%), la Francia (47,2%), il Belgio (44,9%), l’Austria (43,8%) e la Svezia (43,7%). L’anno scorso la media Ue si è ‘fermata’ al 41,5%, due punti in meno rispetto a noi”. Zabeo si sofferma poi sulla metodologia di calcolo del tax freedom day.

“In che modo-si domanda- si è giunti a individuare il 7 giugno come il ‘giorno di liberazione fiscale’ del 2022? La stima del Pil nazionale prevista nel 2022 è stata suddivisa per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Successivamente, si sono considerate le previsioni di gettito dei contributi previdenziali, delle imposte e delle tasse che i percettori di reddito verseranno quest’anno e sono stati rapportati al Pil giornaliero. Il risultato di questa operazione ha consentito di calcolare il ‘tax freedom day’ dell’anno in corso”.

Zabeo rende poi noto che “nel 2021 abbiamo avuto il record storico di pressione fiscale. Osservando la serie storica, il ‘giorno di liberazione fiscale’ più ‘precoce’ è stato nel 2005. In quell’occasione, la pressione fiscale si attestò al 39% e ai contribuenti italiani bastò raggiungere il 23 maggio (142 giorni lavorativi) per lasciarsi alle spalle tutte le scadenze fiscali. Osservando sempre il calendario, quello più in ‘ritardo’ si è registrato nel 2021, giacché la pressione fiscale ha raggiunto il record storico del 43,5% e, di conseguenza, il ‘giorno di liberazione fiscale’ è scoccato l’8 giugno”.

“È corretto segnalare- prosegue- che questo picco record di pressione fiscale non è ascrivibile ad un aumento del prelievo imposto l’anno scorso a famiglie e imprese, ma alla decisa crescita registrata dal Pil nazionale (oltre il 6,5%) che, dopo la caduta verticale registrata nel 2020 (-9%), ha contribuito ad aumentare notevolmente le entrate”.

 Il coordinatore del Centro Studi CGIA Mestre, Paolo Zabeo accende inoltre i riflettori sull’ingorgo fiscale di giugno, con 141 scadenze previste. “Se- spiega- dopo il caso di scuola elaborato dall’Ufficio studi della CGIA, torniamo a occuparci dell’amara realtà, anche quest’anno giugno è caratterizzato da un vero e proprio ingorgo fiscale. Dalla lettura dell’agenda riportata sul sito dell’Agenzia delle Entrate scorgiamo che questo mese i contribuenti italiani dovranno assolvere ben 141 scadenze fiscali; di queste, ben 122 (pari all’86,5% del totale) imporranno agli italiani a mettere mano al portafoglio. Un calendario fiscale da far tremare i polsi, che solleva ancora una volta un grande problema: in Italia non solo subiamo un prelievo fiscale eccessivo, ma anche le modalità di pagamento delle imposte provocano un costo burocratico che non ha eguali nel resto d’Europa”. Zabeo informa che nel 2022 lo Stato incasserà quasi 40 miliardi in più. “Nel 2022, invece, il peso del fisco, sebbene la crescita economica dovrebbe attestarsi attorno al 2,5% circa, è destinato a diminuire di 0,4 punti percentuali. Ciò- spiega- avverrà anche grazie alla riduzione delle imposte e dei contributi decisa dal governo Draghi. Le principali misure approvate l’anno scorso sono la riforma dell’Irpef (-6,8 miliardi di euro di risorse), l’esonero contributivo di 0,8 punti percentuali ai lavoratori dipendenti con una retribuzione mensile lorda inferiore a 2.692 euro (-1,1 miliardi di euro); l’esonero del pagamento Irap alle persone fisiche (-1 miliardo di euro)”.

 “Se teniamo conto del leggero miglioramento in corso delle principali variabili economiche che si riflette sull’andamento del gettito- afferma il coordinatore del Centro Studi CGIA Mestre, Paolo Zabeo- secondo il ministero dell’Economia e delle Finanze nel 2022 lo Stato dovrebbe incassare quasi 40 miliardi di imposte e contributi in più rispetto al 2021. Segnaliamo che una parte di questo incremento di gettito è sicuramente ascrivibile anche al forte aumento dell’inflazione che, secondo le previsioni, quest’anno dovrebbe oscillare tra il 6 e il 7%”. Pertanto, conclude Zabeo, !in un momento in cui le famiglie stanno subendo dei rincari spaventosi che rischiano di far crollare i consumi interni, sarebbe auspicabile che il governo restituisse parte di questo extra gettito con meccanismi di fiscal drag. Una misura che rafforzerebbe il potere d’acquisto dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, dando un sensibile sollievo soprattutto a coloro che attualmente si trovano in serie difficoltà economiche”. 

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