Il ‘Serpente Verde’ e l’assalto al Regno del Sud

di Roberto Gremmo – Uno degli esponenti più noti dell’infausta “Società Nazionale”, Carlo Michele Buscalioni a cose fatte presentava la spedizione militare di Garibaldi contro le Due Sicilie come una gloriosa impresa ideata, patrocinata e sostenuta dalla confraternita occulta del ‘serpente verde’ perché era stata “sollecitata dal fratello Mazzini, progettata dai fratelli Crispi, Bertani e La Farina, imbarcata su due piroscafi forniti dal fratello Fauché; sostenuta dai mezzi procurati dai fratelli La Farina e C.M. Buscalioni in nome della Società Nazionale ed a quelli elargiti dal fratello Bertani in nome del Partito d’Azione; capitanata dal fratello Garibaldi e, in sottordine, dal fratello Bixio; inquadrata da una mano di ufficiali e volontari in gran parte massoni; aiutata clandestinamente dal fratello Cavour; questa spedizione leggendaria e superlativamente eroica, questa spedizione leggendaria e superlativamente eroica, questa spedizione che non ha l’eguale nella storia del mondo, rappresenta per la Massoneria italiana tale un titolo di benemerenza e d’orgoglio, che il canto del più insigne poeta o la più superba apoteosi non potrebbero mai sufficientemente magnificare”.


Vi era in questa rivendicazione la ricorrente consuetudine massonica, moscacocchiera e parassitaria, di approppriarsi vanagloriosamente delle imprese vittoriose, ma seppure con i consueti irritanti toni autocelebrativi e ampollosi e magniloquenti non diceva il falso.
Quello che però si é sempre cercato di occultare sono tuttavia le complicità occulte, alcune impensabili, che resero possibile l’avventura pre-guevarista delle ‘camicie rosse’.
Quella britannica nella spedizione fu già evidente nelle scombinate presunte rivolte popolari della Gancia, diventate pretesto per giustificare la spedizione militare di Garibaldi per ‘aiutare i fratelli eroicamente insorti’ perché a capeggiarla furono due personaggi come l’ex procuratore della Legazione inglese a Napoli Giacomo Lacaita (nominato senatore d’Italia nel 1876) ed il massone “Manuel Pareda”, nome di copertura di quel Francesco Crispi, l’‘italianissimo’ siciliano che diventato capo del governo doveva dare il meglio di sé come il più reazionario ed antipopolare uomo di Stato sabaudista.


Il capolavoro farsesco nel sostenere l’impresa ‘garibaldinesca’ avvenne però quando i due navigli “Piemonte” e “Lombardo” giunsero in vista di Marsala a distanza di tiro delle artiglierie duo-siciliane.


Fingendo di attendere d’entrare in porto, due ‘steamvessel’ britannici, la corvetta “Argus” e la scialuppa a cannoni “Intrepid”, presi gli ordini dal loro Viceconsole a Palermo, si posero apparentemente per caso proprio dietro i due piroscafi della spedizione ‘liberatrice’ impedendo gli spari dei legittimisti, che non potevano rischiare di colpire dei navigli neutrali.


Eppure gli ufficiali britannici sapevano benissimo cosa facessero e chi trasportassero i due navigli che si trovavano alle loro viste che navigavano in incognito e senza innalzare alcun vessillo. E lo prova un’accurata ricerca archivistica di Erminio De Biase che nel libro “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie” Erminio De Biase ha scoperto che nei diari di bordo delle navi britanniche era stato chiaramente annotato che si trattava di “Sardinian streamers”, vapori sardi.


La complicità britannica si spiega sia con la volontà di indebolire lo Stato Duesiciliano, pericoloso concorrente nei loro traffici nel Mediterraneo sia per garantirsi i loro interessi economici in Sicilia istaurando un potere italiano molto benevolo dei loro confronti.
E che gli ‘italianissimi’ fossero subito pronti a tutelare le proprietà dei sudditi di Sua Maestà britannica lo si vide con chiarezza a Bronte quando i contadini, illusi dalle menzognere ed ingannevoli promesse fatte da Garibaldi di distribuire le terre dei latifondi.


L’intervento repressivo fu spietato perché i rivoltosi avevano assaltato le terre concesse da Ferdinando IV all’ammiragio Nelson come segno di ringraziamento per aver sconfitto Napoleone.

Stefania Piazzo:

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