1,9 milioni di italiani rinunciano alle cure per ragioni economiche. E 4,13 milioni di persone evitano nell’ultimo anno visite specialistiche o esami

9 Aprile 2024
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 “Nel 2022 ha rinunciato alle cure per motivi economici il 3,2% della popolazione, ovvero quasi 1,9 milioni di persone”. Lo rileva la Fondazione GIMBE nell’ultimo report che analizza la spesa sanitaria delle famiglie nel 2022. “Considerato il rilevante impatto sui bilanci familiari della spesa sanitaria out of pocket – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – e tenuto conto di un contesto caratterizzato dalla grave crisi di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale (Ssn) e dall’aumento della povertà assoluta, abbiamo analizzato vari indicatori per misurare le dimensioni di questo preoccupante fenomeno, utilizzando esclusivamente i dati pubblicati da Istat. una base oggettiva per il dibattito pubblico e le decisioni politiche, oltre che prevenire strumentalizzazioni basate sull’enfasi posta su singoli dati”.

Nel 2022 la spesa sanitaria ‘out of pocket’, “ovvero quella sostenuta direttamente dalle famiglie, ammonta a quasi 37 miliardi: in quell’anno oltre 25,2 milioni di famiglie italiane in media hanno speso per la salute 1.362 euro, oltre euro 64 euro in più rispetto al 2021”, sottolinea il report. Secondo il sistema dei conti Istat-Sha, “nel 2022 (ultimo anno disponibile) la spesa sanitaria totale in Italia ammonta a 171.867 milioni: 130.364 milioni di spesa pubblica (75,9%) e 41.503 milioni di spesa privata, di cui 36.835 milioni (21,4%) out of pocket e 4.668 milioni (2,7%) intermediata da fondi sanitari e assicurazioni”, ricorda GIMBE. “Se da un lato la spesa out of pocket supera la soglia del 15% – commenta il presidente – concretizzando di fatto, secondo i parametri dell’Organizzazione mondiale della sanità, un sistema sanitario misto, va rilevato che quasi l’89% della spesa privata è a carico delle famiglie”.

Complessivamente, nel periodo 2012-2022 la spesa out of pocket è aumentata in media dell’1,6% annuo, per un totale di 5.326 milioni in 10 anni. “Un dato – spiega il presidente – che documenta solo in parte l’impatto del progressivo indebolimento del Ssn, perché non tiene conto di altri indicatori. Infatti, la limitazione delle spese per la salute, l’indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, la la rinuncia alle cure sono fenomeni che, pur non aumentando la spesa viva, contribuiscono a peggiorare la salute delle persone”. 

Secondo l’indagine Istat sui consumi delle famiglie, nel 2022 la media nazionale delle spese per la salute è pari a 1.362,24 euro a famiglia, in aumento rispetto ai 1.298,04 del 2021. “Ad eccezione del Nord-Ovest – spiega il Presidente – dove si registra una lieve riduzione, l’aumento delle spese per la salute nel 2022 riguarda tutte le macro-aree del Paese: in particolare al Centro e al Sud si registrano un aumento di oltre 100 euro a famiglia”. I dati regionali restituiscono, invece, un quadro molto eterogeneo. secondo GIMBE . In dettaglio, “dal 2021 al 2022 i maggiori incrementi si rilevano in Puglia con +26,1% (910,20 contro 1.147,80 euro) e in Toscana con +19,3% (1.178,40 contro 1.405,92). Altre Regioni, invece, hanno registrato una rilasciata dal 2021 al 2022: la Valle d’Aosta del 24,3% (1.834,08 contro 1.387,56) e la Calabria che segna un -15,3% ( 1.060,92 contro 899, 04)”, avverte GIMBE . “L’interpretazione dei dati regionali – spiega Cartabellotta – non è univoca perché la spesa delle famiglie per la salute è influenzata da numerose variabili: la qualità e l’accessibilità dei servizi sanitari pubblici, la capacità di spesa delle famiglie, il consumismo sanitario e , in misura minore, l’eventuale rimborso della spesa da parte di assicurazioni e fondi sanitari”.

Rinunce a prestazioni sanitarie. “I dati forniti dal Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes) 2022, realizzato in collaborazione tra Istat e Cnel documentano che la percentuale di persone che rinunciano a prestazioni sanitarie – dopo i dati drammatici del periodo pandemico (9,6% nel 2020 e 11,1% nel 2021) – nel 2022 – precisa il rapporto GIMBE -si è attestata al 7%, percentuale comunque maggiore a quella pre-pandemia del 2019 (6,3%)”. Si tratta di oltre 4,13 milioni di persone che, secondo la definizione Istat, spiega Cartabellotta “dichiarano di aver rinunciato nell’ultimo anno a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno, per uno o più motivi: problemi economici (impossibilità di pagare , costo eccessivo), difficoltà di accesso (struttura lontana, mancanza di trasporti, orari scomodi), lunghi tempi di attesa”.

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