Categorie: Opinioni

Nel campo moderato il Nord la fa da padrone. E a sinistra?

di Cuore Verde – È il cuore della Padania, con le sue cattedrali barbariche e le sue officine; la Padania, terra ideale ma amata quasi come patria da quelli che vi nacquero o vi abitarono a lungo; dalle cui zone si sprigiona un profondo senso del sacro. (da “Viaggio in Italia” di Guido Piovene, 1957)

Forse un ancestrale desiderio identitario e un ritorno al centro dell’elettorato moderato, come dimostra l’aumento di consensi per Forza Italia dopo l’ambigua stagione sovranista, ha probabilmente determinato in alcuni esponenti politici la decisione di riportare la “questione settentrionale” nel “campo moderato”. Anche La crisi elettorale della Lega di Salvini e del suo progetto “nazionale” ha certamente contribuito a riconsiderare il Nord in politica. 

La costituzione del “Partito Popolare del Nord” di Roberto Castelli deve essere inquadrata in questo clima politico neo-nordista.      

Grande Nord che ha precorso i tempi, prima degli altri, usciti a tempo scaduto dalla Lega salviniana, è in coalizione con Sud chiama Nord di Cateno De Luca, nella federazione Libertà per le europee di giugno.

Flavio Tosi, all’interno di Forza di Italia, ha deciso di dar vita e presentare ufficialmente una “corrente” dai connotati macro-regionali, Forza Nord. Lo scopo è semplice: recuperare i voti dei leghisti delusi della Lega di Salvini. Tuttavia, dal mio punto di vista, al di là delle evidenti logiche elettorali, si tratta di una svolta epocale. Un partito “centralista” come Forza Italia riconosce il Nord come una vera e propria corrente politica. Anche i colori sono quelli “giusti”: il verde e il bianco della bandiera della Padania.  

Personalmente, sostengo da tempo la nascita di nuovi partiti padani di ogni orientamento politico. In questo senso, accolgo favorevolmente queste iniziative. Da mesi, con i miei commenti pubblicati da La Nuova Padania, ho cercato di spiegare che il Nord avanza politicamente se si esce da una logica ecumenica del partito unico. Mi ispiro alle elezioni del Parlamento Padano del 1997. Non un partito unico ma molti partiti autonomisti sull’esempio della Catalogna. Per questo, sempre nei commenti, mi sono rivolto a Elly Schlein perché si arrivi a creare anche un PD del Nord

Il PD del Nord non è una mia invenzione. I risultati delle elezioni politiche del 2008, fecero affermare a Sergio Cofferati che “La Padania esiste, è qui e va capita”. 

Alcuni esponenti del PD, in particolare, Sergio Chiamparino, maturarono la convinzione che nel partito occorreva una svolta nordista. Si discuteva  esplicitamente di un PD del Nord. L’iniziativa, come al solito, fu poi bloccata dalle consuete logiche interne. 

L’attuale PD di Elly Schlein intravede nella riforma dell’autonomia differenziata addirittura una minaccia per l’unità nazionale. Figuriamoci un forte federalismo o le macro-regioni come la Padania. E pensare che Elly Schlein ha apertamente appoggiato la campagna elettorale dello spagnolo Pedro Sanchez che poi si è accordato con i separatisti catalani per formare il nuovo governo. 

Il partito di Elly Schlein, piuttosto che dedicarsi a catastrofiche previsioni, forse invece dovrebbe rivedere i propri programmi politici e porsi come obiettivo principale la riconquista del Nord, saldamente in mano ai “patrioti”, volgendo il proprio sguardo, senza pregiudizi, al campo moderato nordista.   

Redazione

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