Categorie: Politica

Il nostro collaboratore Reguzzoni: Io in quarantena, sintomatico, senza tampone. Poi ditemi che il problema è la Germania

di Giuseppe Reguzzoni – Va bene. Faccio outing, perché, magari, è un modo per aiutare anche altri e, soprattutto, farvi spegnere i televisori. Da oggi, su disposizione medica, sono in terapia domestica (farmaco antimalarico e retroterapia antibiotica) perché dichiarato sintomatico.

Terapia da cavallo, del tutto inutile, se non dannosa, se non sei positivo. Quindi, servirebbe un tampone, almeno per sapere che cosa fare. Il medico mi ha subito precisato che tamponi non ne fanno, perché non ce ne sono, nemmeno per lui, che, pure, ha in cura una casa di riposo, dove si muore senza sapere perché (non il perchè teologico-metafisico – a quello si può arrivare -, ma quello medico). Poi ti chiedi come le fanno le statistiche che vi bevete in TV.

Su consiglio di un’amica comincio a chiamare i numeri verdi: quello della ASL (dopo dieci minuti di musichetta passa al centralino dell’ospedale, che ti dice di riprovare sul numero verde). Provo un altro numero, che risponde da Torino, e fatico a spiegargli che Verbania è (ancora) in Piemonte (devo fargli lo spelling). Però mi dà un numero, dove, questa volta, mi risponde un ragazzo, gentilissimo.

Scopro che è un volontario. Mi dice che, no, tamponi non ne fanno se non per casi gravissimi. È gentile, e pian piano, ammette: sono disposizioni governative, non possiamo fare diversamente. Gli chiedo: «Ma, allora, questa storia che si legge sui giornali, che Cirio ha ordinato tamponi a tappeto, modello Zaia?».

Mi ascolta, paziente, e mi risponde: «Non ora, non ancora, forse tra qualche giorno, ma non si sa». Chiaro, chiarissimo. Gli chiedo ancora: «Ma se le cose stanno così, su che base le fanno le statistiche?». Mi risponde che non lo sa – almeno è onesto – e che anche molti medici chiamano e chiedono. Non parlatemi della propaganda cinese o dell’uomo solo al comando. Qui è peggio, mascherata da democrazia, la propaganda è quella di numeri che, per quel che mi riguarda non sono per nulla attendibili.

Poi, venite ancora a dirmi che il problema è la Germania (dove i tamponi li fanno a tappeto e dove la Bosch ha introdotto un test veloce poco costoso) e non il governo centrale, a Roma, da dove arrivano gli ordini, ma non i tamponi (e nemmeno la possibilità di farseli o di procurarseli altrove). O Roma, o morte. Contenti voi.

Redazione

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