Categorie: Economia

Nodi al pettine, mancano i soldi in cassa. Saltano gli sgravi fiscali. Rinvio bonus tredicesime. Arrivano “lacrime e sangue”

Slitta l’approdo in Consiglio dei ministri del nuovo decreto in materia fiscale contenente modifiche in materia di Irpef e Ires. Tra i contenuti del testo, secondo l’ultima bozza circolata, un’indennita’ per il 2024 nella tredicesima mensilita’ non superiore a 100 euro in favore dei lavoratori dipendenti che hanno “un reddito complessivo non superiore a 28.000 euro”. Sgravi rinviati, non ci sono sufficienti coperture…

“Proprio “a causa della limitatezza delle risorse disponibili” la misura, si legge nella relazione illustrativa, riporta l’Ansa, “è limitata al 2024, nell’attesa dell’introduzione strutturale di un regime fiscale sostitutivo sulle tredicesime per i lavoratori dipendenti. L’ammontare dell’indennità sarà definita da un decreto del Ministero dell’Economia da adottare entro il 15 novembre. Anche le coperture sono rimandate all’autunno: le risorse arriveranno dalle maggiori entrate attese dal concordato preventivo biennale per le partite Iva, ancora tutte da contabilizzare. Nella bozza del decreto circolata ieri si prevedeva invece un incremento fino a 80 euro, da corrispondere nella tredicesima, del bonus già previsto per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 15mila euro, senza specifiche sul nucleo familiare. Una versione subito stoppata dal governo: “Le bozze che circolano in queste ore su alcuni organi di stampa non corrispondono al vero”, avvertiva in una nota il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, spiegando che il provvedimento era “ancora oggetto di revisione da parte degli uffici competenti”, con l’obiettivo di “mettere a punto un decreto compatibile con le esigenze dei contribuenti e al tempo stesso rispettoso degli equilibri di finanza pubblica”.

Un Def vuoto e un Patto di stabilità e crescita penalizzante rischiano di mettere l’Italia in seria difficoltà, già a partire dalla prossima legge di bilancio che rischia di essere “lacrime e sangue”. E’ l’allarme lanciato in Senato dal Partito democratico, in una conferenza stampa organizzata esattamente in contemporanea con il voto finale all’europarlamento del nuovo Patto di stabilità, concordato a febbraio con gli stati membri. “La scelta del governo di presentare un Def vuoto è una evidente fuga dalle responsabilità – spiega il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia – Chiediamo chiarezza su temi che erano stati il pilastro della manovra dell’anno passato, i cui dati sono stati smentiti dai fatti: il paese è cresciuto meno di quanto stimato, il deficit aumentato, e alcune di quelle misure erano valide solo per un anno: oggi non sappiamo se li ritroveremo”. Misure dal valore di quasi 16 miliardi, che passano dal taglio del cuneo fiscale alla revisione delle aliquote Irpef, dalle misure per il welfare aziendale alle sugar e plastic tax. Inoltre, continua Boccia, “l’Italia è stata emarginata sul Mes e non ha partecipato alle contrattazioni successive, perdendo un sacco di tempo rispetto alla prima proposta Gentiloni di Patto di stabilità e crescita, che era molto più favorevole all’Italia e ai paesi con un alto debito”.

Ora il rischio, spiega Beatrice Lorenzin, è quello di “navigare a vista e senza benzina”: una sintesi di quanto esploso da Antonio Misiani, responsabile economico del Partito democratico, secondo il quale “Il governo ha scelto deliberatamente di tirare a campare fino alle elezioni europee, sapendo che il rischio è quello di una manovra LACRIME e sangue per il 2025-2027. Ci sono dei nodi sul tappeto che il dovrà affrontare”. Il tutto, peraltro, con la prospettiva dell’autonomia differenziata, sottolinea Daniele Manca, capogruppo in Commissione Bilancio, che si appella alla maggioranza: “Siamo di fronte a uno scenario molto pericoloso per le famiglie italiane e il Paese, anche con l’autonomia differenziata, e non ci sono risposte adeguate. Il solo tema della sanità meriterebbe una riforma adeguata, e chiediamo alla maggioranza di rivedere l’agenda delle riforme, perché stanno occupando le aule con premierato e autonomia differenziata”. (

Redazione

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