Zaia: “Cultura strisciante e ripugnante pensa questa sia la malattia degli anziani”. Ieri chiuso centro di Treviso per assembramento

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 “Mi sembra chiaro che non abbiamo più paura di morire. Io non sono per uno Stato di polizia, ma deve essere chiaro a tutti che certi comportamenti hanno delle conseguenze”: dice in un’intervista al Corriere della Sera il governatore del Veneto, Luca Zaia, che fa osservare che “questo weekend le citta’ italiane sono state prese d’assalto” perché, dice, “c’è una parte non maggioritaria ma molto visibile della popolazione che ritiene che la gestione del Covid sia un problema delle istituzioni, semplicemente burocratico”.

E che fa il paio con “una cultura strisciante e ripugnante secondo cui questa è la malattia degli anziani. Ma gli over 70 hanno il diritto di vivere come tutti. Anzi, di più: sono loro quelli che ci hanno fatto grandi”. 

Zaia è abbastanza sfiduciato e insiste: “Penso sia una sconfitta comune il continuare a chiedere norme per comportamenti scorretti e lontani dal senso civico. Non credo che dovremmo arrivare a fare norme per dire di non buttare la carta per terra. Eppure”.

Una maggiore restrizione sarebbe allora opportuna? “Oggi incontrerò i sindaci di tutti i capoluoghi di provincia per valutare la situazione”, la risposta del governatore. “Monostante la zona gialla, ho adottato un’ordinanza che chiudeva le grandi e medie strutture di vendita al sabato, tutti i negozi alla domenica, e imponeva un cliente ogni 20 metri quadrati”, ha ricordato. Ma il punto, secondo il governatore, è che il Veneto, come le altre regioni, “ha accettato la classificazione nazionale”, la quale è “fatta non dal circolo della scopa, ma dall’Istituto superiore di sanità retto dal professor Brusaferro, che gode della mia stima”. Conclude Zaia: “Ricordo anche che noi siamo allo 0,91 di Rt, per passare alla zona arancione avremmo dovuto essere all’1,25”.

E ancora sul balzo dei contagi: ”Lo vedete in tutti i telegiornali: questo weekend le città italiane sono state prese d’assalto. Il sindaco di Treviso, Marco Conte, ha dovuto chiudere il corso a metà pomeriggio perché è venuto fuori che, su una città di 80 mila persone, a spasso per il centro in quel momento c’erano oltre 50 mila persone. Ma non si tratta solo dei numeri di oggi”.

”C’è una parte non maggioritaria ma molto visibile della popolazione – osserva – che ritiene che la gestione del Covid sia un problema delle istituzioni, semplicemente burocratico. Si vogliono più regole? Guardate i tg: tutti i passeggianti intervistati dicono la stessa cosa: “Non è vietato”. “Oggi per alcuni il Covid è un problema dell’ospedale, è la parte triste della vicenda. Io penso – riflette – sia una sconfitta comune il continuare a chiedere norme per comportamenti scorretti e lontani dal senso civico. Non credo che dovremmo arrivare a fare norme per dire di non buttare la carta per terra. Eppure… Pensi alle mascherine, io le paragono ai giubbotti anti proiettile: non resistono alle cannonate. La mascherina protegge dal droplet, non dall’aerosol, il vapore acqueo prodotto da tante persone assembrate”. 

‘Oggi incontrerò i sindaci di tutti i capoluoghi di provincia per valutare la situazione. A me sembra davvero strano il dover fare un’ordinanza per qualcosa che è già previsto dalla legge: l’art. 1, comma 8, del dl del 6 maggio 2020, n. 33, vieta gli assembramenti. Li vieta. E dunque, dovrei fare un’ordinanza per dire di rispettare la legge? Anche lì: vogliamo le grida manzoniane? Comunque, non mi sono mai tirato indietro e se si dovrà far qualcosa lo si farà ancora una volta”.

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