Caso LFM: tribunale riesame conferma sequestro villette Di Rubba e Manzoni

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Il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro delle due villette sul lago di Garda di Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, i due revisori contabili della Lega finiti ai domiciliari nell’inchiesta del procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco e del pm Stefano Civardi sul caso Lombardia Film Commission e che sta scavando anche su presunti Fondi neri del Carroccio. I giudici hanno respinto la richiesta di dissequestro presentata dal legale dei due arrestati, l’avvocato Piermaria Corso. Per la Procura e per il gip Fanales quei due immobili, sequestrati dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, sarebbero stati comprati col “profitto” del reato di peculato contestato nell’inchiesta sulla presunta compravendita a prezzo gonfiato di un capannone per la LFC. Il Riesame ha confermato i sequestri depositando oggi il dispositivo della decisione e poi depositera’ le motivazioni nei prossimi giorni. 

 A meta’ ottobre la Gdf, su disposizione del gip Giulio Fanales e su richiesta della Procura, aveva messo i sigilli ai due immobili, che valgono complessivamente 640 mila euro, la residenza Bouganville e la Tigli nel Green Residence Sirmione a Desenzano, in provincia di Brescia. Per il gip l’acquisto di quelle villette, intestate alla Partecipazioni srl, società che ha “incorporato” la Taaac srl (entrambe riferibili ai due professionisti), ha rappresentato “il reinvestimento del profitto proveniente dal peculato”, ovvero di parte degli 800 mila euro incassati indebitamente con la compravendita del capannone a Cormano, nel Milanese. Da qui il sequestro preventivo ai fini della confisca confermato oggi dal Riesame, dopo che i pm davanti ai giudici hanno portato anche giurisprudenza della Cassazione in merito al profitto del peculato.

La Procura al Riesame ha depositato anche un’informativa dalla quale emergono elementi che dimostrerebbero che i professionisti lavoravano all’operazione, assieme all’imprenditore vicino alla Lega Francesco Barachetti (indagato anche lui per peculato), da quasi 13 mesi prima della vendita effettiva. Nei prossimi giorni gli inquirenti, tra l’altro, interrogheranno ancora Luca Sostegni, presunto prestanome dei contabili e che da tempo ormai sta collaborando coi pm. 

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