Ora tocca al Veneto. “Omissioni della Regione”? Esposto dei medici ai Nas sui contagi, contro i direttori Ulss

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Veneto, problemi sui contagi? Tanto quanto basta perché il sindacato di categoria, Aanao Assomed veneta presentasse in questi giorni un esposto ai carabinieri dei Nas di Padova. Obiettivo: “verificare ed individuare le responsabilità nella gestione dell’emergenza coronavirus, soprattutto per la mancata protezione di tutto il personale sanitario”, si legge nella presentazione dell’iniziativa sul loro sito.

La bellezza di 18 pagine di denuncia, così sintetizzate:

«Il fatto che ci siano medici, infermieri e operatori sanitari che hanno contratto il Sars CoV-2 sul posto di lavoro per causa di servizio, subendo in tal modo gravissimi pregiudizi alla salute talvolta anche a costo della vita, è la dimostrazione più evidente della fragilità dei modelli organizzativi e gestionali delle strutture sanitarie del Veneto».

In 18 pagine di resoconto i medici mettono insieme tutte le presunte omissioni e mancanze della Regione in merito alla mancata adozione dei presidi di sicurezza che avrebbero dovuto evitare il dilagare del contagio del Croronavirus al personale medico e ospedaliero della regione, che ha portato al contagio di oltre 500 tra medici, infermieri e operatori negli ospedali veneti. «Nel 2014 l’Oms invitava le strutture sanitarie a prepararsi per tempo a gestire il rischio di epidemie provocate da nuovi agenti patogeni indicando peraltro la necessità di predisporre adeguati piani di emergenza che avrebbero dovuto essere aggiornati e monitorati nel tempo – scrivono i medici nell’esposto – in particolare doveva essere prevista una stretta sorveglianza dei medici e del personale sanitario fin dall’inizio di un’epidemia con un nuovo agente patogeno». 

E sul Corriere delle Alpi del 10 aprile scorso si legge:

“…denunciati direttori generali delle Ulss venete, contestando loro più ordini di responsabilità: «La grave carenza, se non la totale assenza, di dispositivi di protezione individuale adeguati al “rischio biologico”, nonché la tardiva adozione e/o il tardivo aggiornamento di modelli organizzativi idonei a gestire la pandemia sui luoghi di lavoro»; «L’esecuzione dei tamponi naso-faringeo diagnostici anche a distanza di 7 o 14 giorni dall’ultima esposizione ad un caso confermato di Covid-19, anziché entro le 48 ore prescritte dalla Regione Veneto».

E ancora:

“Secondo Adriano Benazzato, il segretario dell’associazione, «la prova più evidente di tali mancanze risiede nel fatto che molti medici ospedalieri hanno contratto il virus durante i turni di servizio: ad oggi, nel Paese, si contano oltre 12 mila operatori sanitari contagiati, di cui circa il 15% sono medici in servizio, anche nella sanità veneta. Qualche esempio? Azienda ospedaliera universitaria di Padova, Ulss 6 Euganea e Istituto oncologico Veneto contano complessivamente 31 casi, l’Ulss 1 Dolomiti ne registra 14. E il fenomeno assume dimensioni allarmanti perché in Italia continua a crescere il numero dei medici deceduti, ad oggi oltre cento».

A riguardo, «le Aziende sanitarie, come qualsiasi altro datore di lavoro, rivestono ex lege una posizione di garanzia e sono obbligate a tutelare l’integrità e la salute psico-fisica dei propri dipendenti», circostanza che ha indotto Anaao a trasmettere un dettagliato esposto al Nas dei carabinieri, sollecitando «le opportune indagini su eventuali responsabilità amministrative e/o penali» a carico dei manager.

https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2020/04/ven-coronavirus-covid19-denuncia-medici-Anaao-Assomed-f1bef3fc-2201-480e-8c68-7d1bd2b43b9c.html

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