Nuova Costituente: “Nel conflitto tra Regioni e Stato c’è la speranza di una rinascita”

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Riceviamo e pubblichiamo da Nuova Costituente

Cresce la tensione tra i presidenti di regione più attivi a difesa delle proprie popolazioni e un governo centrale che, invece, continua a immaginare soluzioni unitarie per poter difendere il proprio potere: anche se le situazioni sono diverse ed esigerebbero soluzioni differenziate.

Dalla Calabria alla Liguria, dalle Marche al Trentino, dal Tirolo meridionale alla Puglia, in tutta la penisola è in atto una vera e propria rivolta dei presidenti di Regione contro il governo giallo-rosso, che sembra ignaro delle conseguenze derivanti all’economia da un lockdown tanto duro e ignora le proteste di quanti, ad esempio, non possono spostarsi da una regione all’altra (mentre sono liberi di viaggiare da un capo all’altro del territorio regionale).

Secondo Nuova Costituente, che ha elaborato il progetto di una nuova fase costituente che veda protagonisti i vari territori, quella a cui si assiste è la rinascita del buon senso e della realtà contro la follia di un potere centrale ottuso e l’irragionevolezza di norme assurde. Permettere la somministrazione di cibo all’aperto, dare inizio alla stagione balneare, concedere l’utilizzo delle seconde case o delle barche significa restituire ai cittadini una parte di quei diritti che sono stati loro confiscati da decisioni arbitrarie e illegittime.

Non soltanto l’azione dei presidenti di Regione ha il merito di restaurare il diritto, che può proibire i comportamenti dannosi per la salute altrui e non già programmare l’esistenza di 60 milioni di persone, ma ha soprattutto il merito di avviare un ripensamento generale delle istituzioni.

Questa “rivolta delle periferie” è proprio nel segno della rivoluzione di velluto di cui Nuova Costituente vuole farsi protagonista.

Ufficio stampa di Nuova Costituente

Photo by Karim MANJRA 

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