Matteo, stai Serenissimo

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di Nespolina – “Tranquillo, non sto pensando a Roma. Io resto qui, il mio posto è tra i veneti. Poi c’è da ottenere l’autonomia”. Certo, su quella non si tocca palla da anni. Ma dirlo è un rinforzo positivo, premia il pensiero, lo sforzo. Luca Zaia ripete a piè sospinto a Matteo Salvini via intervista o come fonte di ispirazione di editoriali di politica calibrati come un orafo svizzero che non vuole scavalcare nessuno. La sua popolarità cresce, piace la determinazione pragmatica sulle urgenze e il non far la guerra a nessuno.

E’ un politico che non tocca le questioni nazionali. Sul Mes come la pensa? Sull’euro cosa vorrebbe? Sulla giustizia non lo senti. Sulle vicende nazionali sta in tribuna, guarda lo scannatoio. E’ l’Andreotti della Lega. Ma è anche il governatore che va a Bologna a sostenere la corsa della candidata salviniana Bergonzoni mentre Venezia è sott’acqua. Un dettaglio che gli si perdona e che nessuno ricorda più perché come lui dice, sono i territori che contano. Serviva un rinforzo positivo. Premiare la cosa giusta, ignorare quella sbagliata.

E così si entra nel campo delle punizioni. Una punizione negativa, omettere la ricompensa quando sente il leader del Carroccio attaccare l’Europa e la Germania. Ignorare.

Il governatore sa usare tutte le leve, quelle delle deleghe. Ha delegato ruoli chiave e ben in vista a persone in grado di ridicolizzare i tronfi apparati parasanitari delle task force romane. Il cui numero è perso nella notte dei tempi. Se poi tra i suoi c’è qualcosa che non va, è abile nel tenere sottovoce e marginali le rivendicazioni. Come quando di recente ha affermato che il virologo Crisanti fosse “arrivato dopo”. Se lo ha detto c’è da giurarci che è vero. Ma affermarlo ha avuto un peso non indifferente. Ha rimesso lui la palla nel centro che voleva. E chi gli può contestare qualcosa?

In una recente intervista ad Adnkronos, Zaia manda l’ultimo diretto e più eloquente messaggio a Salvini e a tutta la segreteria politica, ai satelliti politici del segretario della Lega. “Tra Roma e Veneto scelgo i veneti, il mio impegno è qui”. Un atto di riverenza verso Salvini o uno stai serenissimo, non è questo il momento?

Ecco, l’arte dell’eloquenza politica è in Zaia alla massima potenza. E di questi tempi sentir parlare un politico con un linguaggio che il popolo capisce al volo e che la politica interpreta perché denso di segnali in chiaro espressi con elegante strategia del distacco, è cosa rara. Nella Lega di Salvini, a parte Giorgetti, che quando parla è un concentrato di codici miniati, il resto pare uno stuolo di tribuni che semina rabbia, che incita allo scontro.

Se la politica aveva perso il senso del ruolo del centro, ecco che il governatore veneto lo rianima. Parla da moderato ai moderati, parla da federalista ai federalisti, parla da autonomista agli autonomisti. Parla da leghista ai leghisti. Parla da politico con una visione extraterritoriale agli italiani. Non è uno Zelig, quello lo è semmai Salvini, che ha generato una serie di strappi strategici per ottenere consenso.

Zaia invece gli sta dicendo che per vincere si deve stare anche fermi. Ha preso il meglio da quello che Bossi ha sempre detto ai suoi. Non far capire la tua prossima mossa all’avversario. Ma Salvini non è un nemico, al massimo è un compagno che ogni tanto sbaglia, e Zaia avversari non ne vuole avere. Dunque, la domanda non è chi comanda in Lega, ma di chi è la Lega.

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