La “nemesi” di Zecchi. Finale mitologico per il candidato sindaco a Venezia. Parla mentre gli operai smontano il palco

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Il quotidiano la Voce di Venezia racconta la storia surreale di un capoluogo nell’ultimo scorcio di campagna elettorale. E’ venerdì sera ed è l’ultimo appello dei candidati per la poltrona a sindaco. Stefano Zecchi, scelto come uomo forte e leader cittadino del Partito dei Veneti, chiude con un epilogo che forse sigilla una storia non facile dalla genesi della sua candidatura fino all’ultimo scorcio di campagna. Il terreno non è facile, anzi, è ostile.

Scrivono i colleghi veneziani:

Clamoroso “incidente” a Mestre in ottica della comunicazione democratica per l’imminente elezione a sindaco di Venezia. Il sindaco uscente, Luigi Brugnaro, può tenere il suo ultimo comizio dal palco di Piazza Ferretto ma quando finisce e dovrebbe essere il turno del prof. Stefano Zecchi vengono fuori problemi con lo ‘smontaggio’ del palco legati all’orario.
Una scena maccheronica e surreale si verifica a bordo palco mentre Zecchi dice due parole per strada intanto che i tecnici cominciano a smantellare e a portare via i microfoni davanti ad uno staff attonito che doveva salirci sul palco.

A Stefano Zecchi, alla fine, viene concesso un microfono per parlare, in piedi e, appunto, per strada, per un paio di minuti. Giusto il tempo di spiegare ai presenti perché non si sarebbe tenuto il previsto suo ultimo comizio elettorale. Una manciata di secondi usati dal professore per ringraziare i suoi sostenitori che si esauriscono in breve per disposizioni di chiudere subito, ma anche per ragioni di sicurezza: “Non si può parlare in queste condizioni, pensate che se qualcuno cade perché inciampa in questi cavi (i tecnici intanto continuavano a smontare la strumentazione, ndr) la responsabilità è nostra”.

A noi pare una nemesi storica. Come se Zecchi, insomma, non avesse dovuto essere lì. E ora la storia degli uomini gli fa pagare pegno. Cosa scrive a proposito la Treccani?

Nemesi è la personificazione nella mitologia greca e latina della giustizia distributiva, e perciò punitrice di quanto, eccedendo la giusta misura, turba l’ordine dell’universo. Zecchi insomma, ha rotto degli equilibri e dunque una giustizia compensativa ora presenta il conto con carattere di ineluttabile fatalità.

Un destino beffardo nel percorso di ritorno della sua corsa lo obbliga a chiude in sordina, quasi a fargli pagare il pegno della sua presenza, invitandolo a scendere giù dal palco. Una tragedia greca non avrebbe potuto scrivere un copione più aderente. In bocca al lupo, professore. Nessuno ha diritto di essere silenziato prima della fine del gioco.

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