ACQUA ALTA 2 / 2019, Odissea NordEst. Come la mettiamo con l’export veneto che non tira più?

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di Stefania Piazzo – Il Covid è stato il secondo colpo di grazia. L’export veneto aveva iniziato a perdere colpi già da tempo. Il dossier Veneto-Nordest a cura dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, mette a nudo le debolezze di un sistema che soffre della crisi economica globale, che si trascina dietro il peso di uno Stato che opprime fiscalmente e non mette nelle condizioni le imprese di concorrere con le stesse opportunità.

Iniziamo col dire che dal 12 marzo al 13 aprile, l’Ufficio Studi
della CGIA di Mestre ha stimato:
• 243 mila imprese venete interessate dalle sospensioni delle
attività;
• 1 milione di addetti coinvolti da questi provvedimenti di
chiusura;
• perdite di fatturato per il Veneto di 12 miliardi di euro, di cui
più della metà in capo alle imprese manifatturiere

Vediamo i numeri per capire meglio, Nel 2019 l’export veneto ha toccato i 64,5 miliardi di euro, con una crescita striminzita, solo il più 1,3% sul 2018 contro un più 4 della confinante Emilia Romagna. Con 66,3 miliardi
di export sorpassa la Regione di Zaia.

Ma quel che è peggio è che “depurando i dati dalla crescita dei prezzi (inflazione) risulta che, per l’export del Veneto, il tasso di crescita reale nel 2019 è stato sostanzialmente nullo; si tratta di un segnale di difficoltà già prima dell’avvento dell’emergenza Coronavirus“.

Ha ragione il governatore ad essere preoccupato per l’autunno.
Per il turismo, “Con la diffusione del Coronavirus questo settore, che stava
preparando la stagione estiva, rischia una sorta di default”.

Morale, meno export, turismo fermo: meno Pil. Ma proprio meno meno…

Prometeia (aprile 2020) stimava già per il Veneto un crollo del PIL di 7,1
punti percentuali nel 2020 (superiore al dato nazionale: -6,5%).
“Il fatto che la crisi si abbatterà più che proporzionalmente sulle
regioni del Nord è palese date le dimensioni della pandemia, il loro
grado di apertura sui mercati internazionali e il valore generato
dal settore turistico”
, conferma il dossier.

E, per ribadire il concetto, nel 2019 l’export del Triveneto portava a casa 90 miliardi, un peso strategico per l’area. Ma se si registra un rallentamento rispetto allo scorso anno, e se si considera che “l’economia italiana e soprattutto di quella del Nord che rappresenta oltre il 70% del valore esportato nazionale”, se va giù il Veneto va giù mezzo Paese.

Leggiamo un po’ di numeri, ancora. “Nel 2019, la performance dell’export del Triveneto (+1,1% rispetto al 2018) è stata inferiore alla crescita nazionale (+2,3%). In Veneto (+1,3%) sono le province di Vicenza (+2,7% nel 2019) e di Treviso (-0,4%) a dominare: insieme fanno la metà dell’export;
in Friuli Venezia Giulia (-0,8%) è Udine a staccare tutte le altre province mentre in Trentino Alto Adige (+2,3%) prevale, ma non di molto, la provincia di Bolzano.

L’Emilia Romagna e il Veneto fanno la parte del leone nel Nord Est: si attestano su valori vicini tra loro (66,3 e 64,5 miliardi di euro di export). Si nota una crescita importante in Emilia Romagna (+4% sul 2018, rispetto
al +1,3% del Veneto); i dati del 2019 indicano il consolidarsi del
ruolo dell’Emilia Romagna che rafforza così il suo secondo posto
nella classifica nazionale dell’export dopo la Lombardia”.

Il 61,5% dell’export va in Unione Europea (61,5%), il 38,8 oltre i confini Ue. La Germania fa la parte del leone ma la quota è scesa dello 0,9% con 12,7 miliardi di beni esportati.

Tiriamo le somme. Il Leone sventola ma non ruggisce. E’ una bandiera che tiene botta ma che arranca. E già dallo scorso anno.

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Photo by Nicolas Perez 

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