Sorella ape, fratello miele. Lo scrigno di Perla, sul ramo lecchese del lago

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di Marcus Dardi – I compagnia del nostro “Mastro Apicultore” hobbista Roberto Maglie di 90 anni, figlio dell’ultimo manovratore e travasatore d’acqua della Funivia di Regoledo, continuiamo nel viaggio alla scoperta dell’amore per le api e per il miele.

(Il precedente servizio qui: https://www.lanuovapadania.it/storia-territorio/90-anni-ad-abbadia-lariana-la-passione-di-roberto-per-le-api/)

In Italia esistono moltissimi apicultori e la maggior parte sono in Lombardia.

L’amore di Mastro Roberto per le api va a confermare la famosissima dichiarazione di Albert Einstein che diceva: “Quando l’ape scomparirà, l’uomo non avrà più di quattro anni da vivere”.

La grandezza di Mastro Roberto è che nonostante si sia occupato di miele dall’età di 34 anni ancor oggi, all’età di 90 anni continua a leggere e a studiare libri che parlano di api per riuscire a capire i tanti segreti che i naturalisti stanno ancora scoprendo.

Eh si, ci sono ancora tanti piccoli misteri ancora insoluti sulla vita della famiglia delle api.

Nel precedente articolo abbiamo visto come nascono le api. Ora vediamo in sintesi come si articola la loro vita. Stiamo parlando delle api gialle italiane “Apis millifera ligustica” ed in particolare delle api di Mastro Roberto che ad Abbadia Lariana in località Perla le alleva, le cura e le ama.

Vi racconto adesso come si svolge la loro vita:

Appena nata l’ape incomincia subito a lavorare. Il loro lavoro compie specifici compiti per ogni loro giorno di vita.

I primi due giorni il suo compito è quello di ripulire la cella dove è nata per far in modo che la regina depositi un nuovo uovo per la riproduzione.

Dal terzo al sesto giorno le api prestano assistenza alle larve nutrendole con polline e miele e dal loro sesto giorno di vita anche con la pappa reale (sostanza biancastra molto energetica).

Dal decimo giorno le loro ghiandole non producono più pappa reale e iniziano a compiere i primi voli di orientamento all’esterno ma continuano a lavorare all’interno prelevando il nettare dalle api bottinatrici (quelle che raccolgono nettare e polline dai fiori) e lo distribuiscono alle altre api. Sempre in questa fase le api sono anche edificatrici (costruiscono e riparano le celle) e sono anche spazzine (puliscono l’alveare).

Dal 18° al 20° giorno della loro breve vita diventano api sentinella per difendere l’alveare da vespe e calabroni, i loro peggiori nemici, ma anche da topi, tignole (farfalle parassite che consuma la loro cera e può rovinare gli alveari più deboli), da serpi e vipere. Il picchio verde invece buca gli alveari per nutrirsi delle larve iperproteiche.

Dal 21° giorno fino alla loro morte (massimo 45gg) le api diventano bottinatrici. Le bottinatrici raccolgono nettare e polline fino a 10 Km di distanza dal loro nido.

Ogni colonia di api poi si divide per tre volte, questo processo si chiama sciamatura. In pratica la regina si allontana con un gruppo di operaie e nel gruppo abbandonato si elegge una nuova regina.

Ma come si fa il miele?

Il miele viene prodotto dalle api come secrezione e rigurgito delle sostanze zuccherine raccolte in natura. L’ape, nella sua faringe, contiene un enzima che si chiama invertasi. Questo enzima scinde il saccarosio in glucosio e fruttosio. Giunta nell’alveare l’ape rigurgita il miele, pieno d’acqua, deponendolo in piccoli strati sulla parete delle celle. Le api ventilatrici poi provvedono a far disidratare il miele fino a quando è maturo (max 18% di acqua).

Il processo artigianale della raccolta del miele è veramente interessante ed è abbastanza semplice.

Per prima cosa si prelevano le cassette di Favi dall’alveare. Mastro Roberto ha 10 favi per ogni cassettina e ha due o tre cassettine per ogni alveare. Quando una cassettina è piena ne aggiunge una nuova sopra la piena, per dar modo alle api di avere spazio e di non intasare i favi costruendo altre celle tra uno e l’altro. In caso di rottura dei favi le api li riparano e riescono a crearne uno nuovo in due – tre giorni.

Poi ci si allontana dall’alveare con la cassettina piena di favi oppure anche con un favo solo per volta.

Il favo viene raschiato dalla cera superficiale e poi messo in un miscelatore che fa uscire il miele dai favi.

Sotto il miscelatore c’è un primo filtro.

Il miele filtrato dal miscelatore viene poi versato ne maturatore passando prima da altri due filtri con due setacci sempre più fini.

Il maturatore serve a far depositare il miele sul fondo per decantazione mentre in superficie si stratifica la cera.

L’operazione di maturazione richiede un minimo di tre-quattro giorni.

In fine dal fondo del maturatore si apre un rubinetto e si riempiono i vasetti di miele, pronti alla degustazione.

Il Miele ha notevoli proprietà terapeutiche e questo lo vedremo nel prossimo articolo.

Quindi, gustate, nutritevi e curatevi con il miele.

Photo by Krzysztof Niewolny 

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