Forza Palamara, pentiti! Il punto di Antonino Arconte

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di Antonino Arconte – Cari amici vicini e lontani, coloro che hanno letto L’Ultima Missione e prima The Real History of Gladio del 1996, ancora e sempre su www.g71.altervista.org sanno bene che quello che sta divenendo di dominio pubblico in questi giorni grazie all’inchiesta dei magistrati di Perugia sulle toghe sporche romane, lo denuncio in tutte le sedi deputate fin dal 23 luglio 1993, giorno del “suicidio” di Raoul Gardini a Milano, che aveva seguito da poco quello di Cagliari, in carcere, per l’inchiesta di “mani pulite” sulla maxi tangente  Enimont.

Quella che Gardini pagò a Botteghe Oscure, vecchia sede del PCI, di un miliardo di vecchie lire di quegli anni e delle quali, il PM Di Pietro, non riuscì a seguire le tracce, nonostante ben indicate da colui che si suicidò improvvisamente proprio la mattina nella quale, due ore dopo, avrebbe dovuto recarsi nel suo ufficio in Procura a Milano per confessare tutto, volendo collaborare con l’opera di pulizia anche di quelle mani! Un ingenuità che ha pagato con la vita!

La storia dell’epoca è ormai nota. L’operazione “Mani Pulite” colpì coloro che intascavano tangenti per forniture e appalti assegnati dai partiti politici che in cambio lasciavano che i costi dei lavori pubblici lievitassero a dismisura provocando il debito pubblico insostenibile che ci hanno lasciato in eredità. Non poterono fare altro che sfiorare leggermente il “partito degli onesti” che si preparava, con la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, a candidarsi alle elezioni e vincerle facendo man bassa di voti, grazie all’opera congiunta del Pool di Milano e dei media nazionali. 

Erano tutti impegnati a dipingere Bettino Craxi come il diavolo in persona e denigrando il suo tentativo di dire il vero, denunciando il sistema di corruzione di cui faceva parte e del quale, a suo dire, partecipavano tutti. Gli fu vietato pentirsi! 

Se non fosse fuggito in Tunisia, probabilmente si sarebbe “suicidato” in carcere come Gabriele Cagliari. Tutto per nascondere che anche il PCI intascava tangenti come tutti i partiti politici, vere e proprie associazioni a delinquere che tra le altre cose truccavano i concorsi di merito per infiltrare nelle Istituzioni i loro adepti che certo non brillavano per capacità professionali, altrimenti i concorsi li avrebbero potuti vincere senza imbrogliare. 

Decenni di questo trattamento ci hanno regalato questo Stato inefficiente e corrotto, una vera vergogna per ogni Stato di diritto che si rispetti. I magistrati veri, quelli che non hanno debiti con nessuna banda Bassotti, (come le definisco ironicamente, in linea con quelle di Walt Disney), si sono battuti contro la corruzione dello Stato e quelli che erano arrivati troppo vicini a capire la verità  e a raccogliere prove di questi tradimenti dello Stato di diritto, come Falcone e Borsellino, sono esplosi!

Morti non solo violente, ma eclatanti, una dimostrazione di potenza criminale  che fungesse da monito a quanti fossero tentati di seguirne le orme. Per fortuna ci sono ancora magistrati veri che non si sono lasciati intimidire. Hanno reagito nel modo giusto, continuando a indagare fino a scoprire almeno i comportamenti esecrabili che sono alla base dei rapporti di scambio interni al CSM e all’ANM gli organi della magistratura creati per garantire l’indipendenza e la correttezza del sistema giudiziario. 

Presi d’assalto dalle Bande Bassotti sono finiti a garantire tutt’altro, soprattutto l’impunità dei corrotti della politica e di quelle frange insinuate nella stessa magistratura e, tutti, possono contare sulla piena collaborazione dei media infiltrati dagli stessi poteri criminali!  

Una vera tragedia nazionale alla quale molti si sono rassegnati come se fosse una calamità naturale e non una manifestazione di bassezze morali contro le quali c’erano tutti gli strumenti per reagire nei nostri codici leviatanici derivati dal Diritto romano. Bastava avere il coraggio di attivarli, fregandosene dei veti incrociati di chi tentava di ostacolarli nei modi indegni che dimostravano le corruttele e connivenze tra magistratura deviata e organi d’informazione, entrambi dipendenti dagli stessi poteri, le Bande Bassotti che si sono impossessate delle Istituzioni Repubblicane col Colpo di Stato del marzo 1978, quello vero e perfettamente riuscito di cui descrivo e documento nei libri autobiografici che ho scritto da ex Ufficiale del Nucleo G della rete NATO Stay Behind, come testimonianza eventualmente postuma, se le Bande Bassotti fossero riuscite nel loro intento di eliminare fisicamente anche me con un suicidio o un incidente, com’è successo a tutti i miei commilitoni nel corso degli anni successivi alla caduta del Muro di Berlino e alla fine della Guerra fredda, dopo il congedo dell’11 gennaio 1991. Non riuscendo ad eliminarmi fisicamente hanno ripiegato sul discredito che potevano attivare con le toghe sporche e le penne … anche se ora usano la tastiera! Ricordo tutti i tentativi di discredito che ho subito da parte del sistema giudiziario deviato, ma anche delle assoluzioni successive da parte di quello leale alle leggi e alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo cui mi ero rivolto dopo le morti e gli attentati del 1993, il 23 luglio 1993 per l’esattezza, mentre Gardini veniva “suicidato” a Milano, poco prima che lasciasse l’Italia per mettersi in salvo in Francia, dove aveva già trasferito tutti i suoi beni, una fortuna di circa mille miliardi di vecchie lire. I media non ne fecero menzione, sarebbe stato ancora più inverosimile che un carattere combattivo come quello di Raoul Gardini potesse essersi suicidato per paura dell’incontro col PM di Mani Pulite, Di Pietro, che lo attendeva in procura quella mattina alle ore 09:00.   

L’ultimo tentativo di discredito del testimone di quell’alto tradimento fu la campagna diffamatoria della DSSA, (dipartimento studi strategici antiterrorismo cui ero impegnato a dare consulenze) che seguiva i tentativi dei senatori Andreotti e Cossiga di farmi condannare per falso da inchieste ministeriali tutte archiviate per infondatezza il 4 maggio 2004 dal GIP di Roma che, evidentemente, non partecipava a quella associazione: non c’era alcun falso nelle prove che avevo reso pubbliche con “l’archivio superstite dell’organizzazione Gladio” sul colpo di Stato perfettamente riuscito in Via Fani e concluso in Via Caetani nel Marzo/Maggio1978. 

Costruirono l’inchiesta DSSA della Procura di Genova per dare modo ai media corrotti dalla politica di pubblicare notizie, queste si false!, dell’arresto avvenuto il 1 luglio 2005 dei “due ex di Gladio, perché trovati in possesso di materiale per falsificare tesserini della polizia!”  

Vere e proprie falsità delle quali tutti i media televisivi a reti unificate e i quotidiani di tutt’Italia pubblicavano  col massimo risalto ampi resoconti. Nessuno, però, fece il mio nome, necessario perché si configurasse il reato dell’art.595bis cp.  L’Unione Sarda, invece, quotidiano sardo di Cagliari, aveva dato la stessa notizia col massimo risalto della prima pagina a caratteri cubitali e a pagina 3 in cronaca regionale pubblicando anche nome e indirizzo, ricordando “servizi deviati e le trame nere delle polizie parallele”, del solito cazzeggio mediatico italiano.

Pur avendo ricevuto in redazione, lo stesso 2 luglio 2005, tutte le prove della falsità di queste notizie il Direttore, Paolo Figus, e il giornalista, Luigi Almiento, rifiutarono la rettifica e le scuse costringendomi alla querela per diffamazione aggravata, provata come nessun altra ha mai potuto esserlo, persino dalle dichiarazioni e atti della Procura di Genova che smentivano in toto il testo degli articoli querelati. 

Ebbene, dopo tre anni il PM che si occupò di quelle indagini preliminari, chiese l’archiviazione del reato ai sensi dell’art.408 cpc, ossia il fatto non sussiste! Incredibile ma vero!!!

Solitamente un povero cittadino Italiano, abituatosi all’incertezza del diritto dai comportamenti soliti delle Bande Bassotti insinuatesi nelle Istituzioni da decenni, rinuncia a reagire maledicendo e imprecando ma subendo l’ingiustizia. Io sono fatto d’altra pasta e queste situazioni mi indignano e mi spingono a reagire, mai a rinunciare. Volli prendere visione degli atti compiuti dal PM e  scoprii che non ce n’erano! Non aveva svolto alcuna indagine preliminare. Aveva lasciato decantare la querela per tre anni per poi chiedere l’archiviazione perché il fatto non sussiste. Non ci vidi chiaro e indagai, scoprendo che per quei tre anni, questo PM, era stato in cronaca dell’Unione Sarda, lo stesso quotidiano che avevo denunciato e sul quale doveva indagare, per centinaia di volte!!!

Con foto in toga  il quotidiano annunciava l’apertura di inchieste da parte sua delle quali poi non c’era stato alcun seguito, ma era presentato come super attivista della legalità e del rigore morale. 

Un probabile futuro candidato in “paradiso” dove finivano tutti i falsi eroi eletti da chi si lascia abbindolare da questo genere di informazione deviata dalle Bande Bassotti!  Presentai immediata opposizione al GIP e le prove della sussistenza della “diffamazione aggravata dall’attribuzione di un fatto reato determinato” erano già agli atti non esaminati da quel PM. La GIP non era   della Banda Bassotti e ordinò al PM il rinvio a giudizio coatto per diffamazione aggravata, ossia entro dieci giorni. 

La successiva GUP ordinò il giudizio, sempre col PM che chiedeva l’improbabile archiviazione. 

Nel giudizio di primo grado, quel PM non aveva presentato al Giudice nemmeno le prove allegate alla querela e nemmeno la querela, chiedendo perciò l’assoluzione degli imputati. Persi la calma e accusai quel PM di corruzione d’immagine e chiesi al Giudice a chi si denunciano i PM perché intendevo farlo!  Il giudice capì il mio sfogo e sospese pochi minuti l’udienza per darmi modo di calmarmi, poi rinviò a nuova udienza per darmi modo di depositare le prove mancanti. Lo feci e il Giudice condannò Direttore e giornalista anche al risarcimento dei danni morali, patrimoniali e biologici. Riconobbe una provvisionale e, come è d’uso in Italia, rinviò alla sede civile la liquidazione dei danni. L’Unione sarda ricorse in Appello, dove fu condannata di nuovo e poi in ultimo alla Corte di Cassazione, dove sperava di ottenere la prescrizione del reato che sarebbe stata dichiarata ad Aprile 2013, sette anni e dieci mesi dopo i fatti. Avevano presentato ricorso in Cassazione il 1 dicembre 2012 sicuri di ottenerla visti i tempi normali della giustizia Italiana. La cassazione fece una cosa incredibile e corretta: in appena 21 giorni entrò nel merito e confermò le condanne aggravandole. 

Un esempio di come dev’essere la giustizia quando non è deviata da corrotti e corruttori. 

La malagiustizia però non si arrende ed escogita sempre nuovi modi di ostacolare chi la pretende. 

In sede civile, per la liquidazione dei danni, irrinunciabili perché importanti, abbiamo assistito alle stesse ripetizioni delle menzogne pubblicate negli articoli condannati penalmente, non solo, ma li avevano pubblicati anche sul giornale online. Perseverando l’opera di diffamazione e fregandosene della legge non avevano nemmeno pubblicato la sentenza di condanna come aveva ordinato il giudice che li ha condannati a farlo, con lo stesso risalto delle prima pagina. Presentai Ricorso alla Corte Europea contro lo Stato Italiano che permetteva che ci fossero comportamenti simili da parte di certa magistratura che nemmeno   aveva ordinato l’oscuramento delle pagine diffamatorie, perseverando la commissione del reato in mio danno, come se ciò che avevano pubblicato fosse vero, e non un falso dimostrato incontrastabilmente. Lo Stato Italiano si difese chiedendo che le frasi offensive che avrei scritto nel Ricorso fossero eliminate dallo stesso perché ledevano l’onore e il prestigio della magistratura Italiana. Depositò anche il fascicolo penale nel quale risultavano le accuse che avevo fatto in udienza penale  a quel PM. Replicai che le accuse fatte ai PM che si occuparono delle indagini preliminari erano giuste e non ledevano l’onore dei magistrati corretti e leali anche alla Convenzione Europea sui diritti dell’uomo, ma quelli che meriterebbero, in un paese normale e democratico,  di essere arrestati per tradimento anche della Costituzione Italiana.   Semmai, aggiunsi, sono coloro che agiscono in quel modo a offendere l’onore e il prestigio della giustizia Italiana, continuamente oggetto di condanne da parte della CEDU. Solo io, come potevano verificare dagli atti del Ricorso, ho avuto cinque sentenze di condanna dello Stato Italiano a causa del comportamento dei giudici che violavano le norme costituzionali e comunitarie sul giusto processo e tre sono pronti per la decisione. La Corte Europea respinse la richiesta del rappresentante del Governo Italiano e non eliminò nessun atto di prova da me depositato, dandomi ragione e chiedendo di fargli sapere in maniera documentata la somma che ritenevo equa per l’indennizzo dei danni morali, patrimoniali e non patrimoniali  causati dalle violazioni all’art.6 della Convenzione Europea. L’ho fatto e sono in attesa dell’ennesima sentenza di condanna dello Stato Italiano, provocata non da me, ma dal comportamento di questi giudici incapaci e corrotti che hanno provocato, nel corso di questi ultimi anni, allo Stato Italiano, il pagamento di risarcimenti alle vittime di malagiustizia di circa 800 milioni di Euro, da quando esiste l’Euro, il 2001. Intanto il procedimento civile in Italia, ormai in finale dal 25 ottobre 2019, è stato rinviato al 12 giugno 2020 e ancora una volta al 2 luglio 2021, causa coronavirus! Però a Novembre 2020 decorrono i termini per poter ricorrere contro lo Stato per la negligenza grave e diniego di giustizia dei giudici, ai sensi della Legge 18/2015 voluta dalla sentenza C379/10 della Corte di Giustizia del Lussemburgo che l’ha imposta allo Stato Italiano in riforma della precedente Legge 117/88 “Tortora”, dimostrata inefficace dal momento che a fronte di tutte le decine di migliaia di ricorsi e di condanne della CEDU per i comportamenti dei giudici Italiani, c’era stato un solo condannato in Italia e questo è statisticamente impossibile! Infatti, la Legge Tortora permetteva che i giudici denunciati dalle loro vittime si presentassero in giudizio a dire che: “era il mio libero convincimento”, ed in nome di un deviato senso dell’indipendenza della magistratura venivano assolti da ogni responsabilità. Come gli inquisitori di triste memoria che condannavano delle poverette al rogo perché avevano volato sui manici di scopa, il loro libero convincimento permetteva anche di peggio e di restare impuniti. 

La CGUE ha aperto la procedura di inflazione e lo Stato Italiano dovrà far funzionare la nuova legge 18/15, altrimenti dovrà pagare la multa di 40 milioni di Euro alla UE che, per fortuna, esiste e l’Italia ne fa ancora parte, altrimenti a chi potremmo rivolgerci contro gli abusi del potere che subiamo costantemente? 

La buona notizia è che i magistrati corretti e leali riescono ancora a intervenire con giuste inchieste contro i deviati. La brutta notizia è che la Procura di Perugia è stata affidata a un magistrato che a quanto pare ha legami con la politica, essendo stato nominato Commissario anticorruzione, senza averne mai scoperto alcuna! Strano a dirsi in un sistema notoriamente corrotto come il nostro. 

Cosa faceva la commissione anticorruzione mentre le toghe sporche si mercanteggiavano nomine, promozioni e azioni giudiziarie a scopi politici? Spero che i PM di Perugia siano lasciati in pace a fare il loro dovere. Dovremmo vigilare tutti perché questo avvenga e diffidare da ogni segnale opposto, considerando anche che i nostri media sono questi che vi ho descritti con fatti e non teorie.   

Tutto in Italia è sottoposto al rigido controllo delle Bande Bassotti che fecero il colpo di Stato perfettamente riuscito nel 1978 e dai loro eredi politici. 

Il PM Palamara ha fatto la scelta giusta, se davvero procederà con il pentimento sincero che scoperchierà il mondo di corruzione che ha distrutto la certezza del diritto in Italia, sarà ricordato come Don Masino Buscetta, mafioso sì, ma che ha scoperchiato quel bubbone che, perciò, è stato se non sconfitto, almeno indebolito! Sempre sperando che non siano annunci a scopo intimidatorio, messaggi a chi lo ha lasciato solo.  

Quello che non ha potuto toccare Don Masino, pur avendone fatto cenno nelle sue deposizioni a Falcone, cioè il terzo livello mafioso, quello dei colletti bianchi interni allo Stato, potrebbe svelarlo Palamara che lo conosce bene. Inoltre, esortiamolo a stare attento al sapore del caffè, e a dire tutto anche pubblicamente il prima possibile, gli farà un gran bene e camperà cent’anni.   

Perciò: FORZA PALAMARA, PENTITI!

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