90 anni ad Abbadia Lariana: la passione di Roberto per le api

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di Marcus Dardi – Conoscere la vita di un arnia è un esperienza davvero affascinate, se poi la lezione sulle api e sul miele è tenuta da un apicoltore di 90 anni assume un tono di magia positiva.

A 400 metri di altezza sul lago di Como, in località Perla sopra Abbadia Lariana, sponda lecchese, Roberto Maglia, apicoltore hobbista, la moglie Loredana ci tiene tantissimo a sottolinearlo, ci ha spiegato la magia della vita delle api.

Più che una semplice lezione di scienze naturali Roberto ha tenuto una vera e propria lezione di vita.

Avere a 90 anni una così forte passione per le api e per la produzione del loro miele e avere ancora a 90 anni una forza fisica così viva è un insegnamento che lui, con un semplice orgoglio e una grande saggezza popolare può sicuramente offrire a tutti.

Il suo più grande insegnamento potrebbe essere sintetizzato con queste semplici parole: l’amore e la passione per la natura e nello specifico per le api, rendono longevi, intellettualmente freschi, fisicamente forti e sono un esempio vivente di come il legame con la Terra e la natura sia estremamente terapeutico.

Le api sono apparse sulla Terra 4 milioni di anni fa ma le prime tracce storiche sulla raccolta del miele risalgono a delle pitture rupestri dell’epoca preistorica di 15.000 anni fa. Tali pitture sono state rinvenute in Spagna a Valencia e ritraggono persone che raccolgono un favo di miele da un tronco d’albero.

L’accasamento delle api e di conseguenza l’apicultura ufficiale risale circa al 2500-3000 a.C. nella mezzaluna fertile. Furono creati i primi bugni villici, i favi del passato.

Molto spesso l’apicultura era legata alle figure sacerdotali che furono poi i primi ad utilizzare la cera vergine per fare le candele che rischiaravano i luoghi di culto.

Per fare un salto di qualità nella produzione bisogna attendere il 1865 quando fu inventato lo smielatore centrifugo e quando gli antichi bugni villici furono sostituiti dagli alveari con i favi mobili.

Il compito più importante di un apicultore è quello di sorvegliare e controllare regolarmente lo stato dell’arte. Aver cura dell’alveare è estremamente importante per avere una raccolta di miele eccellente.

Partiamo dall’arnia:
Ogni arnia è una colonia o famiglia. In ogni arnia vive una sola regina, moltissime api operaie che sono sterili, un piccolo numero di fuchi e dalle covate, i bimbi delle api.

Il lavoro delle api ed il loro numero serve a mantenere la giusta temperatura all’interno dell’arnia. Le api non escono se fuori ci sono meno di 15 °C. amano la primavera e l’estate. La regina vive dai 3 ai 5 anni mentre le api operai e i fuchi vivono solo un mese.
Fatto curiosissimo: le api non dormono mai.

Come nascono le api operaie? E le regine?

La regina depone le uova in una cella, fino a 2000 al giorno, tre giorni dopo nascono le larve. Le larve vengono nutrite con la pappa reale per i primi tre giorni, poi solo con un misto di polline e miele.
La pappa reale viene prodotta da una secrezione delle ghiandole faringee delle api operaie. Dopo 10 giorni di nutrimento le api operaie sigillano la cella con la cera. La larva si chiude poi in un bozzolo e dopo 12 giorni nasce la giovane ape che però ha già le dimensioni dell’ape adulta. Il processo dure 3 settimane.
L’ape regina invece nasce allo stesso modo ma con delle notevoli differenze.
Le uova per le regine vengono depositate quando la famiglia avverte che la loro attuale regina ha fatto il suo tempo, la cella delle larve delle nuove regine è molto più grossa rispetto a quelle delle larve per api operaie o fuchi e il numero di api candidate a essere regine è limitato ad un massimo di 12. Le larve delle future api regine vengono nutrite esclusivamente con Pappa Reale. Evento da melodramma è che la prima regina che nasce ammazza tutte le altre candidate al regno.

E il miele come viene prodotto e come vivono e lavorano le api?

Nel prossimo articolo ne parleremo, per ora ricordatevi di assumere due cucchiaini di miele ogni mattina, ma di quello buono, prodotto da apicultori veri.

Photo by Dmitry Grigoriev

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