Varianti, Crisanti: Italia non contrasta il contagio per decisioni politiche. In autunno si ricomincia da capo

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“Non siamo sulla buona strada per l’uscita dalla pandemia, anzi continuando così stiamo creando il terreno per una nuova variante del tutto resistente ai vaccini”. Lo afferma Andrea Crisanti, 66 anni, romano, professore ordinario di Microbiologia a Padova dopo anni all’imperial College di Londra, in un’intervista a ‘La Stampa’. Che segnale è lo studio israeliano secondo cui anche il vaccino Pfizer sarebbe meno efficace? “Non bellissimo, perché la protezione con la doppia dose cala dal 94 al 64% – risponde – Conferma i dati inglesi e cioè che la variante Delta infetta i vaccinati e si trasmette più pericolosamente”. Questo cosa comporta? “Per i non vaccinati si fa dura, perché sono più esposti al virus. Per i vaccinati invece resta importante mantenere le misure di sicurezza, perché esiste la possibilità di reinfettarsi”, rimarca. Le due dosi continuano a proteggere dalla malattia grave? “Nella maggior parte dei casi sì, e per questo bisogna vaccinarsi tutti il più in fretta possibile, ma raramente può accadere di ammalarsi comunque”, osserva Crisanti.

Perché i vaccini non sono efficaci al 100% e perché non tutti rispondono ugualmente alle dosi? “Certo, pensiamo agli anziani e ai soggetti fragili la cui l’immunità può durare di meno per esempio, rendendo auspicabile una terza dose”, risponde. La durata dell’immunità resta ignota? “Dopo otto mesi non ne sappiamo nulla. È quella che gli inglesi definiscono ‘terra incognita”, avverte il virologo. Perché Johnson allenta le misure allora? “Demagogia pura – replica – Lascia al popolo la responsabilità di proteggersi, ma è una scelta pericolosa perché la traiettoria evolutiva della Delta è di creare una nuova variante più resistente ai vaccini”. Come la Epsilon? “La variante californiana sembra pericolosa, ma deve ancora dimostrare sul campo la sua capacità trasmissiva. Ci potrebbe essere in futuro una nuova variante che combini contagiosità della Delta e resistenza della Epsilon”, avverte. A quel punto che si fa? “Si ricomincia da capo, si aggiornano i vaccini, si mette in campo un tracciamento vero e, mi permetto di aggiungere, si mandano a casa gli armali politici”, sottolinea Crisanti. Cioè tutti i leader europei? “I modelli epidemiologici vincenti sono Taiwan, Singapore, Australia e Nuova Zelanda”. E la Cina? “E’un regime opaco, senza dati certi”.

E l’Italia? “Non contrasta il contagio per decisioni politiche che rifiuto di commentare”, avverte. Intende che si è preferito favorire la ripresa e il turismo? “Come l’anno scorso del resto, sottovalutando i rischi per l’autunno. L’Italia era e rimane in una condizione di vulnerabilità”, rimarca Crisanti. La sua ricetta è sempre il tracciamento? “Sì, ma ormai è una parola vuota. Il tracciamento all’italiana non funziona. Manca la cultura epidemiologica”, osserva. Così si inizia a vedere un aumento dei casi dovuto alla Delta? “Sì, la curva cresce, ma viene frenata dal caldo e dai vaccini, anche se la popolazione è ancora troppo poco protetta. A settembre avremo un ritorno dei contagi più evidente”. 

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