Rianimatori: 95% di pazienti in terapia intensiva non sono vaccinati

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 “A meno di una variante di Sars-CoV-2 che ci rimetta tutto all’anno zero, noi rianimatori sappiamo che non avremo più” nelle terapie intensive uno tsunami di malati gravi “come è successo a febbraio-marzo 2020, o in occasione delle successive ondate” Covid senza i vaccini a fare da scudo.

“Ma la situazione va monitorata. Secondo i dati che vediamo nel nostro ‘cruscotto’ delle terapie intensive, attualmente nei nostri reparti abbiamo in media circa un 95% di malati Covid non vaccinati. E la popolazione che ancora non si è vaccinata in Italia, nonostante abbiamo fra le coperture più alte, non è di qualche migliaio di abitanti, ma di 8-12 milioni di persone. Ci troviamo ad avere ancora mediamente circa un quinto di popolazione scoperta e, a livello locale, nelle aree in cui si concentrano percentuali più alte di non vaccinati potrebbero esserci più difficoltà”.

E’ il quadro tracciato da Antonino Giarratano, neo presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva. “Lì dove le quote di non vaccinati sono più alte la situazione potrebbe diventare particolarmente critica”, ribadisce l’esperto. “Sui ricoveri in area medica, la presenza di pazienti non vaccinati è più significativa perché anche chi è cardiopatico o broncopatico e ha la malattia moderata necessita di ospedalizzazione. Se vaccinato, il più delle volte non va in terapia intensiva perché il suo sistema immunitario controlla la malattia ma ha bisogno di essere seguito”.

A intimorire i rianimatori è quindi quella che viene ormai definita la pandemia dei non vaccinati. “La vaccinazione è lo strumento vero per bloccare la circolazione del virus. Dobbiamo avere una popolazione vaccinata. E dobbiamo essere rapidi con le terze dosi, in particolare ai sanitari che non hanno solo il problema di evitare gli effetti gravi della malattia ma anche quello di non doversi allontanare dai reparti causa contagio, bloccando il lavoro di terapie intensive e pronto soccorso – conclude Giarratano – Va fatta un’ampia campagna su questo e sulla sfida di coprire al massimo possibile gli over 50 che ancora non si sono immunizzati e sono i più esposti agli effetti severi di Covid e al rischio ricovero”.

Foto di Ystallonne Alves

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