Miozzo lascia il Cts. Inefficaci nel comunicare con i giovani per frenare contagio

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“La croce l’abbiamo portata per 13 mesi, 13 mesi di difficile lavoro in un ambiente, un contesto complicatissimo, mai visto prima, nessuno di noi aveva mai affrontato, nemmeno uno come me che ha affrontato emergenze in giro per il mondo anche per me è stato veramente di livello straordinario”. Lo ha affermato Agostino Miozzo, ex coordinatore del Cts a Rcs Academy su Corrieretv. “Il Cts ha operato bene, ha operato bene sin dall’inizio è stata quella struttura di collegamento in un contesto complesso dove nella maggior parte delle istituzioni del nostro paese non esisteva una vera cultura di gestione delle emergenze – ha aggiunto Miozzo – per cui bisogna cercare di mediare le comunicazioni, affrontare i temi, cercare di impostare nel migliore dei modi, dare delle indicazioni operative che fossero compatibili, prima fra tutti indicazione del lockdown”.

“Autocritica? L’abbiamo fatta sempre. Forse non siamo stati capaci, ma forse non dipendeva da noi, di curare bene la comunicazione, specie verso le categorie piu’ sensibili e fragili, i giovani e i ragazzi. Il Covid avviene in epoca di social media e noi non eravamo preparati alla comunicazione sui social – ha spiegato Miozzo ora consulente del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi – Noi dobbiamo raggiungere i ragazzi che vanno al Pincio a menarsi, solo così possiamo ridurre la diffusione del virus tra gli adolescenti”.

 “Per mia scelta sono passato a cercare di aiutare il ministro Bianchi. Le scuole sono state un dramma assoluto”. 

Nella foto, Miozzo con Zamberletti, di cui è stato stretto collaboratore

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