Galli: legare Green pass agli anticorpi nei guariti da Covid

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La durata del Green pass fissata a nove mesi “è un’apparente contraddizione, ma si tratta di una mediazione comprensibile. Nove mesi intanto sono l’indicazione che l’immunità non è infinita, ma va rinnovata con dei richiami come la terza dose e poi chissà. Possono sembrare troppi, però la caduta della risposta immunitaria a partire da 5 mesi è parziale e non riguarda tutti”. Lo dice in un’intervista a La Stampa l’infettivologo Massimo Galli. “a sottolineata l’importanza di vaccinarsi e di correre a fare la terza dose, ma da medico devo ammettere che alcuni vaccinati non sono protetti. Eccezioni a parte, si tratta soprattutto di anziani e fragili a cui non a caso è stato proposto subito il richiamo”. C’è poi il discorso dei guariti “Ci sono dati robusti che dimostrano come in 14 mesi di osservazione il rischio per loro di reinfettarsi sia inferiore al 3 per mille. Cinque milioni di italiani guariti, più un milione che non sa di esserlo, non possono sopportare l’idea che i loro anticorpi non valgano nulla”. Per questo motivo bisognerebbe “affrontare la questione, anche perché tanti non vaccinati sono guariti e, Omicron permettendo, non rappresentano un rischio epidemiologico. Dunque vanno valutati uno per uno legando il loro Green Pass alla presenza di anticorpi”.

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