Europa nella morsa delle varianti. Oms: ritardo inaccettabile sui vaccini

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Nella scorsa settimana si è assistito a un aumento della trasmissione del Covid-19 nella maggior parte dei paesi della regione europea, con 1,6 milioni di nuovi casi e quasi 24mila decessi. Lo sottolinea l’Oms in una lunga nota nella quale evidenza che l’Europa rimane regione rimane la seconda più colpita al mondo dall’epidemia, con il numero totale di morti che si avvicina rapidamente al milione e il totale di casi che sta per superare i 45 milioni. “Solo 5 settimane fa, il numero settimanale di nuovi casi in Europa era sceso a meno di un milione, ma ora la situazione della regione è più preoccupante di quanto non si sia visto in diversi mesi. Ci sono rischi associati all’aumento della mobilità e dei raduni durante le festività religiose. Molti paesi stanno introducendo nuove misure che sono necessarie e tutti dovrebbero seguirle il più possibile”, ha affermato la dottoressa Dorit Nitzan, direttrice regionale delle emergenze per l’Ufficio regionale dell’Oms per l’Europa. In tutta la regione, 50 paesi o territori hanno segnalato una propagazione inarrestabile della variante B.1.1.7, il cosiddetto “ceppo inglese”, divenuto largamente predominante in Europa. Poiché questa mutazione è più trasmissibile e può aumentare il rischio di ospedalizzazione, ha un maggiore impatto sulla salute pubblica e sono necessarie ulteriori azioni per controllarla.

 Ad oggi solo il 10% della popolazione totale dell’Europa ha ricevuto una dose di vaccino e il 4% ha completato la vaccinazione, il rischio che la campagna in corso “fornisca un falso senso di sicurezza alle autorità e al pubblico è considerevole e questo comporta un pericolo”, ha detto Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa, secondo una nota.

 “I vaccini rappresentano la nostra migliore via d’uscita da questa pandemia. Non solo funzionano, ma sono anche molto efficaci nel prevenire le infezioni. Tuttavia, il loro lancio è inaccettabilmente lento. Fintanto che la copertura rimane bassa, dobbiamo applicare le stesse misure sanitarie e sociali che abbiamo applicato in passato, per compensare i ritardi nei programmi. Vorrei essere chiaro: dobbiamo accelerare il processo aumentando la produzione, riducendo gli ostacoli alla somministrazione dei vaccini e utilizzando ogni singola fiala che abbiamo in magazzino, ora”.

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