Zenati, basta da Nord a Sud ai signori del “lei non sa chi sono io”

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di Davide Zenati* – Ho seguito sul vostro quotidiano il dibattito legato alla questione settentrionale, dagli interventi di Umberto Bossi a Giancarlo Pagliarini sino ai media che stanno rimettendo in pista, in vista del voto di settembre, la questione del Nord.

Innanzitutto grazie per aver dato voce al Senatur. Molti vorrebbero uno strappo dalla Lega che ha creato, ma forse il punto non è questo. Ha suggerito una strada, come fanno i padri fondatori. La strada è ridare rappresentanza politica al Nord. Così come a tutti i territori che vogliono essere uniti da un patto, come chiedeva Miglio: un patto federale. Che il modello sia quello delle macroregioni, o di un sistema svizzero, in cui ciascuno è padrone a casa propria, cambia poco. Il problema, come evidenziava Giancarlo Pagliarini, è la “gabbia costituzionale”, centralista, che tutto rimanda al controllo centrale.

Le Regioni? Dopo mezzo secolo, mentre in Europa sono nati nuovi stati, sono morti altri stati, le Regioni sono ancora lì a chiedere a Roma di avere più competenze.

Poi c’è il problema dei problemi: la conoscenza. E l’ignoranza. Il dualismo che ci schiaccia è questo: tra capaci e incapaci.

Il governo che non conosce la geografia, il commissario straordinario per l’emergenza che ordina 3 milioni di banchi in un mese, lo scaricabarile, lo abbiamo dimenticato?, per le mascherine. Poi i camici… ora i bonus…

Non c’è colore nel distinguere il grigiore morale e l’incompetenza di chi ha sempre un alibi per cadere in piedi. Sono i partiti del lei non sa chi sono io.

E’ il sistema che è immobile. Cambiare l’ordine dei fattori, e cioè che governi destra o sinistra a rotazione non cambia nulla. Non solo il Nord è barattato, ogni Regione di questo Paese è sotto lo scacco di amministratori in lista per meriti di partito.
Come dice il Senatùr è il Nord che deve muoversi, aggiungo “smuoversi”, dall’ozio delle politiche nazionali.
Questo deve accadere in ogni Regione da Nord a Sud, da Est ad Ovest quest’ultimo come dice un mio caro amico lombardo.
La questione settentrionale è rimasta come un tempo, mai risolta, come anche la ripresa di un Sud con tante capacità, cultura, risorse, per essere anche’esso motore dell’economia del sistema Paese.

Immaginiamo un sistema Paese basato sulla reale concorrenza fiscale tra cantoni-regioni… Immaginiamo che finisca la migrazione di insegnanti, bidelli, dirigenti scolastici… da nord a sud e da sud a nord. Ogni anno scolastico si ripete uguale a se stesso, simbolo della incapacità di programmare il bene primario, la scuola.

Non so come andranno le elezioni regionali. Guardo con simpatia e interesse a chi ci mette la faccia. Come Giacomo Chiappori, in Grande Liguria, o come il giovane Partito dei Veneti, sono Davide contro Golia. Ma è dal basso che nasce il cambiamento. Una comunità assuefatta ai social, non può cogliere forse da subito che il cambiamento reale non viene dagli influencer ma dal riprendersi la sovranità territoriale appiattita sull’occupazione del potere.

Davide Zenati*, segretario movimento Forza Centro

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