Wall Street Journal: “Il procuratore Barr ha celato le indagini su Hunter Biden prima delle elezioni”

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Il procuratore generale degli Stati Uniti, William Barr, si è attivato personalmente per evitare che le indagini a carico del figlio di Joe Biden, Hunter, divenissero di dominio pubblico prima delle elezioni presidenziali dello scorso 3 novembre. Lo scrive il quotidiano “Wall Street Journal”, che cita “fonti a conoscenza della questione”. Secondo il quotidiano, Barr era a conoscenza almeno dalla scorsa primavera “di una serie di indagini” relative agli affari e agli accordi finanziari di Hunter Biden, “ed ha lavorato per evitare che la notizia trapelasse al pubblico durante l’accesa campagna elettorale” dei mesi scorsi.

I Repubblicani e il presidente Donald Trump hanno sollecitato per mesi il dipartimento di Giustizia a indagare sugli affari personali e familiari dei Biden, ma Barr ha sempre resistito alle pressioni del Congresso e della Casa Bianca per ottenere informazioni in proposito. Barr, che i Democratici hanno accusato sin dalla sua nomina di aver piegato il dipartimento di Giustizia agli interessi personali di Trump, pare dunque aver agito in diretto contrasto con gli interessi politici del presidente, che nelle ultime settimane ha anche accusato il procuratore generale di non aver voluto investigare seriamente sulle presunte frodi che a detta di Trump avrebbero minato l’esito delle elezioni presidenziali. Secondo recenti indiscrezioni della stampa Usa, Barr starebbe valutando se rassegnare le dimissioni nelle prossime settimane, prima dell’uscita di Trump dalla Casa Bianca. 

A poche settimane dall’insediamento alla Casa Bianca, Joe Biden deve affrontare la grana legata all’indagine federale nei confronti di suo figlio Hunter, gia’ al centro di accese polemiche durante la campagna elettorale. E’ stato lo stesso Hunter Biden, ieri sera, ad annunciare di essere sotto inchiesta nel Delaware per questioni fiscali. Secondo quanto rivelato nelle ultime ore dalla rivista “Politico”, tradizionalmente vicino ai Dem, le indagini sarebbero tuttavia ben piu’ ampie e approfondite: al lavoro sui conti del secondogenito del presidente eletto ci sarebbe anche l’unita’ di contrasto alle frodi finanziarie del Distretto sud di New York.

Non solo. Una fonte anonima menzionata dalla rivista sostiene che gli inquirenti del Delaware e di Washington starebbero indagando sugli affari all’estero di Biden jr e su una possibile incriminazione per riciclaggio di denaro. E, infine, le autorità federali del Distretto ovest della Pennsylvania stanno conducendo un’indagine sul progetto di realizzazione di una clinica nel quale è stato coinvolto anche James Biden, fratello di Joe e zio di Hunter, che sarebbe stato interrogato da agenti del Federal bureau of investigation (Fbi) sul proprio ruolo nell’affare. 

 “Non è chiaro se lo stesso Joe Biden possa finire sotto indagine”, osserva “Politico”, ma è chiaro che se dovesse restare aperto al momento dell’insediamento della nuova amministrazione il caso rischia di complicare seriamente la presidenza Biden. Il futuro inquilino della Casa Bianca non si è ancora espresso sul caso. Lo ha fatto, invece, suo figlio in una dichiarazione: “Ho preso in maniera molto seria questa faccenda, ma credo che una revisione professionale e obiettiva del caso dimostrerà che ho gestito i miei affari legalmente e in modo appropriato, anche con l’aiuto di consulenti fiscali professionisti”.

I problemi con la giustizia di Hunter Biden sono legati in particolare alle sue connessioni finanziarie a uomini d’affari stranieri, contatti sviluppati soprattutto durante il suo lavoro per la compagnia energetica ucraina Burisma, il cui fondatore Mykola Zlochevsky e’ stato accusato di corruzione, e per l’imprenditore rumeno Gabriel Popoviciu, anch’egli coinvolto in un caso di corruzione.

Hunter Biden ha anche fatto affari con il magnate cinese del petrolio Ye Jianming e con un socio di quest’ultimo, Patrick Ho, condannato a New York nel 2018 per aver tentato di corrompere funzionari in Ciad e in Uganda. Un altro partner d’affari del figlio del futuro presidente degli Stati Uniti, Devon Archer, e’ stato condannato nello stesso anno per truffa. E’ da una revisione delle indagini nei confronti di quest’ultimo (per il quale è stata confermata il mese scorso la condanna, precedentemente annullata in appello) che, secondo le fonti, sarebbe partito il nuovo filone dell’inchiesta nei confronti di Hunter Biden.

Le indagini, incentrate su pagamenti ricevuti da quest’ultimo, si sono incrociate con quelle parallelamente in corso nel Delaware. Altri problemi fiscali per Hunter Biden sono venuti alla luce a luglio, quando il Distretto di Columbia ha preteso il pagamento di 453 mila dollari di tasse statali non pagate, conto poi regolarmente saldato.

L’altro caso ruota attorno all’azienda ospedaliera Americore Health, che gestisce diverse cliniche in zone rurali del Paese e di cui in passato Hunter Biden si sarebbe definito “responsabile” (a testimoniarlo ci sarebbero biglietti da visita finiti al centro di un caso civile in Tennessee). Lo scorso gennaio, l’Fbi ha effettuato un blitz in un ospedale di Americore a Ellwood City, in Pennsylvania: la struttura è in bancarotta e gli agenti hanno individuato diverse irregolarita’ nei conti. Non è chiaro tuttavia a che titolo sia coinvolto James Biden.

Hunter Biden era già finito lo scorso ottobre al centro di un caso di campagna elettorale quando il tabloid “New York Post” ha pubblicato email che suggerivano affari poco chiari condotti dal 50enne in Ucraina e in Cina. I documenti erano finiti nelle mani di Rudy Giuliani, avvocato personale del presidente uscente Donald Trump, dopo essere rimasti per mesi in un centro di riparazione computer del Delaware. Le email hanno sollevato un polverone anche per la decisione di Facebook e Twitter di limitare la condivisione dell’articolo del “New York Post”, spingendo esponenti del Partito repubblicano e della Casa Bianca a parlare apertamente di “censura”.

Nonostante i duri attacchi di Trump verso la sua famiglia, Joe Biden è riuscito a vincere le elezioni dello scorso 3 novembre. I sospetti legati a suo figlio continuano tuttavia ad accompagnare il percorso del presidente eletto nel periodo della transizione. “Mio figlio e la mia famiglia non saranno coinvolti in alcun affare, in alcuna impresa che sia in conflitto o che appaia in conflitto con la mia presidenza”, ha dichiarato proprio nei giorni scorsi Joe Biden. 

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