Bergamo - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di commemorazione dedicata alle vittime bargamasche del covid-19, oggi 28 giugno 2020. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

VIDEO – Mattarella, il presidente che torna ancora nel Nord dimenticato dai politici del Nord

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di Stefania Piazzo – Prima Codogno, poi Bergamo. A settembre Vo’ Euganeo. Il presidente Mattarella è più presente dei presunti presenti al Nord. La sua vicinanza istituzionale non affettata ma umana e profonda nella terra che ha subito questa piaga biblica frutto di coincidenze, negligenze, errori umani, sottovalutazioni, incompetenze, compensate dal coraggio dei senza nome, dalla generosità di chi non ha volto, merita attenzione e rispetto.

Il capo di uno Stato distratto, supplisce ai vuoti di potere del non governo e dell’opposizione scomposta visitando Bergamo, partecipando alla cerimonia funebre dei saluti spezzati.

Le sole parole pregne di contatto e intimità in queste settimane arrivano dal Quirinale. In modo essenziale. Mattarella fa da spartiacque tra una politica che è stata, che non c’è più se non in pochi uomini e donne, e una politica piena di antipolitica. Da una parte ci sono Mattarella e altri pochi, e gli slogan.

Anche il Covid ci dice che la storia non cammina all’indietro, si tratta di essere preparati alla storia nuova. Davanti alle prossime elezioni e al ritorno della parola “autonomia” c’è da chiedersi che futuro potrà avere la questione settentrionale.

In questo momento il Nord è il volgo disperso manzoniano, e la lotta politica è tornata al dualismo ideologico destra-sinistra. Mentre dovrebbe esserci per dare una risposta alla questione settentrionale, ai territori, abbandonando il vortice polemico in cui la contrapposizione alle persone o a certe  idee viene prima della risposta ai problemi del Nord.

E’ una guerra uomo contro uomo che va a distruggere quel poco che è rimasto, che spesso si mescola con la lotta per il potere, per il mantenimento delle posizioni di potere. Chi ha assaggiato il potere e ha provato a sedersi su una poltrona poi fa fatica a staccarsene.

Anche Mattarella sa, da cristiano prima ancora che da cattolico, che lo Stato che rappresenta non è eterno. Sant’Agostino c’ha ricordato che gli stati sono realtà transitorie. Tutti. L’Unione Sovietica è finita, è finita la Prussia un pochino prima, sono finite  entità statali di ogni genere e si sono modificate, sono cambiate nel corso della storia. Perché la stessa cosa non dovrebbe valere anche per la Repubblica italiana, che è una forma statale transitoria? Sfido chiunque a dirmi che questa forma di Stato sia assoluta, perenne, eterna. Sarebbe un dogma religioso, non politico.

La storia va avanti e le realtà statali e politiche sono l’esito di un gioco complesso di  fattori: umani, storici, economici, culturali che riservano sorprese impressionanti. Nel 1989 nessuno avrebbe pensato alla fine dell’impero sovietico e alla riunificazione della Germania. Ci ricordiamo di Andreotti quando diceva della Germania: “Sono contento che ce ne siano  due” o di Mitterand  che diceva che non si sarebbe mai riunificata? Furono smentiti clamorosamente. Anche la Teatcher sbagliò. I politici devono gestire dei progetti ma poi la storia percorre altre strade che non dipendono solo dalla politica.

Anche questa crisi economica rende oggi evidente che la realtà statale italiana vive di interessi differenti, che gli interessi del Nord sono divergenti rispetto a quelli del Sud più ancora di Roma.

Un Nord consapevole di se stesso accelererebbe la propria autonomia, la propria indipendenza. Ma per ora si accontenta dei selfie.

A rendere onore ai suoi caduti ci pensa Mattarella.

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