Veneto e Lombardia. Con l’autonomia Stati-Regione o eterni “distretti industriali”

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di Cuore Verde – La Padania in queste elezioni rischia di non avere in parlamento una vera rappresentanza politica. Ovviamente, non può essere tutta colpa di Salvini anche se “il capitano” ha praticamente rinnegato la Padania aprendo le porte al tricolore dei “fratelli italiani”. Questa è la realtà. Nelle precedenti elezioni, siamo riusciti a resistere alla “invasione” dei 5stelle e ora, dopo tutte le giravolte populiste, sovraniste, ruspiste e nazionaliste, ci piombano in casa i “patrioti” issanti orgogliosi la loro fiamma tricolore. In Veneto, alcuni candidati ed esponenti istituzionali della Lega, per rivendicare “l’autonomia” come se il referendum si fosse svolto proprio ieri, rispolverano discorsi da “leghisti della prima ora”, alludendo ad una asserita differenza antropologica e socio-culturale tra il Nord e il Sud.

Basterebbe ricordare lo scandalo delle tangenti del MOSE per avere qualche dubbio. Sai se fosse successo in Calabria…Rispolverano anche la solita retorica del PIL e del fatturato veneto. Purtroppo, non si può rivendicare una qualsiasi forma di autonomia se non si possiede un forte e convinto senso della propria identità culturale e storica di popolo. Esaltare quasi esclusivamente il “fatturato” significa affermare che il Veneto o la Lombardia sono soltanto dei “distretti industriali”. Forti, importanti, rispettabili, produttivi ma, appunto, soltanto dei “distretti industriali”. 

Non mi posso identificare in un “distretto industriale”! A forza di parlare ossessivamente di “fatturato” e di “tasse”, ci siamo ritrovati senza una rappresentanza politica “nostra”. Possibile che i politici veneti ed asseriti venetisti, sempre pronti ad esaltare le “eccellenze del territorio”, non abbiano mai pensato di proporre seriamente l’introduzione nelle scuole locali non dico l’insegnamento della lingua veneta (veneziana, veronese, vicentina ecc,) ma almeno il suo studio come si faceva nel 1800 fino agli anni ’20 del novecento con tanto di libri di testo scritti da professori universitari?

Penso che anche lo studio della storia millenaria della Repubblica di Venezia dovrebbe essere previsto nei programmi delle scuole venete. La studio della vita e delle gesta dei 120 Dogi della Repubblica di Venezia, potrebbe anche essere fonte di giovamento per tutti quei politici veneti  “venetisti” che, talvolta, dimostrano un po’ di “incertezza” nelle loro fonti di ispirazione storica e politica. Spesso, infatti, sembrano attratti da personaggi e periodi storici che definirei, eufemisticamente, “centralisti”.

Lo studio della lingua e della storia veneta dovrebbe essere introdotto nelle scuole non per una pretesa superiorità sul “foresto”, ma, come ho già scritto in un mio precedente commento, per restituire dignità alla lingua e alla storia veneta.

Soltanto dopo aver recuperato questa dignità ritengo si possa pervenire ad una coscienza della propria identità e, quindi, alle conseguenti rivendicazioni politiche. Rilevo, in definitiva, che qui da noi in “Padagna” continua ad essere deficitaria una seria Kulturkampf.

In questa “battaglia culturale” bisognerebbe coinvolgere professori, scrittori, editori, storici, artisti e giornalisti. Allo stato attuale, purtroppo, non abbiamo neppure un Gilberto Oneto che, per quanto spigoloso e poco “animale politico”, era sempre in grado di fornire interessanti analisi in grado di risvegliare la coscienza dei popoli padani. 

Il Veneto, la Lombardia e le altre regioni della Padania, con l’autonomia, aspirano a diventare veri e propri “stati-regione” o preferiscono limitarsi al riduttivo ruolo di “distretti industriali” senza una vera rappresentanza politica?


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