Toti come Giorgetti: no al voto, serve un Gabinetto di guerra

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Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega, ha fatto capire senza mezzi termini che la via del governo istituzionale dovrebbe coinvolgere la Lega. Meno populismo e più senso dello Stato, così da poter decidere al pari degli altri compagni di governo il nuovo presidente della Repubblica, la legge elettorale e ottenere riconoscimenti come forza di governo presso tutte le cancellerie internazionali.

La pensa così anche Toti. “Non è il momento dei responsabili ma della responsabilità. E nessuno, nemmeno il centrodestra, può chiamarsi fuori” da un governo di unità nazionale che in una fase di piena emergenza sarebbe “un gabinetto di guerra, come tante volte è stato nella storia”. Così Giovanni Toti, presidente della Liguria e leader di Cambiamo, al Corriere spiega la sua posizione. Toti non pensa ad appoggiare il governo Conte: “Diciamo no a un governo Conte con questa geometria di forze ma anche a un eventuale terzo governo con questo premier, che passerebbe da una maggioranza gialloverde a una giallorossa a una arcobaleno: detto anche con simpatia umana verso la persona, con la quale ho lavorato e verso la quale non nutro risentimenti, ma non esistono uomini per tutte le stagioni”. 

“Nessuno – spiega, chiarendo al sua ipotesi – può chiamarsi fuori, la maggioranza del passato, quella presente e viceversa. Dobbiamo portare avanti la campagna di vaccinazioni che oggi procede con difficoltà, a marzo senza provvedimenti ad hoc non ci sarà più il blocco dei licenziamenti, entro la primavera bisogna concludere il lavoro sul Recovery per non perdere le risorse e vanno varate norme per mettere in sicurezza i conti delle Regioni o salta il sistema della sanità: davvero possiamo permetterci di andare a votare? È evidente che servono risposte, almeno fino all’estate”.

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