Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, la macroregione dei due mari. Il Nord intanto latita

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di Sergio Bianchini – Veniamo oggi informati di un accordo tra 5 regioni del centro Italia per realizzare uno sviluppo del territorio “dei due mari”. Mentre Il nord latita e tra i governatori del lombardo veneto non si vede nessuna relazione, Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo si accordano per un coordinamento finalizzato sia a progetti di spesa del maxi fondo europeo sia ad una collaborazione più generale legata al collegamento socio economico generale. Si parla così di “prima macroregione”.

E il Nord? Il totale vuoto teorico di Salvini e l’opportunismo silenzioso dei veri capi della Lega, Giorgetti e Calderoli ha ridotto il nord all’assoluta mancanza di idee e progetti rispetto alla sua specifica realtà di macroregione.

Il fallimento inglorioso del sospiro secessionista del nord non è stato oggetto di riflessioni storiche e politiche. E’ finito in silenzio, senza gloria e senza memoria.

Abbandonato il secessionismo parlato, il nord produce un nazionalismo incapace di misurarsi con la realtà evidente dell’esistenza di tre Italie che, costituite in grandi macroregioni, potrebbero collaborare costruttivamente.

E’ fallita però anche la strategia del PCI riciclatosi nella sua enfasi sul nuovo meridionalismo nato negli anni ‘70 e del tutto diverso dal meridionalismo Gramsciano. Abilissima manovra che ha ridato per 40 anni una nuova verginità ad un partito senza più idee.

Per Gramsci il meridionalismo voleva dire l’alleanza degli operai del nord industriale con i contadini prevalenti al centro e al sud. Il neomeridionalismo ha voluto dire l’elite comunista al governo in cambio della totale meridionalizzazione dello stato.

Negli anni ‘70 il PCI fu travolto dal terrorismo e dai suoi sostenitori più o meno occulti operanti su un suo lato ed anche al suo interno e l’incapacità di una svolta teorica e organizzativa di tipo socialdemocratico. Si inventò, abilmente, un nuovo meridionalismo che portò all’alleanza tra PCI, egemone nel centro italia, e DC meridionale con la formazione del compromesso storico e la nascita del blocco di potere che ancora domina il paese.

E’ un dominio sempre più in crisi e completamente staccato dall’opinione pubblica che resiste soprattutto in base al controllo totale della magistratura.

Nel frattempo le tre Italie hanno continuato ad esistere e sopravvivere sul fondo dello stagno.

Se affiorassero apertamente con una nuova coscienza potrebbe nascere una sincera collaborazione delle tre macroregioni Nord, Centro, Sud, centrate ciascuna sulle proprie specificità e desiderose di costruire insieme uno stato moderno ed efficiente. Il quale a mio parere dovrebbe avere come prima misura l’assunzione a tutti i livelli di personale statale proveniente in maniera proporzionale ed egualitaria dalle tre macroregioni stesse.

Si formerebbe così un semplice e naturale collegamento culturale con reciproca e crescente fiducia, mettendo fine all’uso dello stato come rimedio fasullo al mancato sviluppo del sud e come vera origine ( altro che burocrazia) della totale inefficienza.

Il neomeridionalismo fallimentare che domina ormai da 40 anni ed ha prodotto la totale meridionalizzazione dello stato alimenta infatti le diffidenze, e tensioni, la passività, l’orgoglio, le ripicche, le contese aperte e velate delle regioni meno sviluppate contro il nord più ricco ma condanna tutti alla paralisi e al declino.

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