Test sierologici, tamponi, mascherine. Necessari. Tranne per il ministero?

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Prima le mascherine non erano necessarie. Ora iniziano ad apparire gli obblighi, in ordine sparso. E ora è la volta dei test sierologici che alcune Regioni hanno messo in campo, come l’Emilia Romagna, per valutare la circolazione del virus.

Ma il ministero della Salute li boccia. Con una circolare sostiene che i test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici per la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 non possono, allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei secondo i protocolli indicati dall’OMS.

Insomma, avanti tutta da qualche parte, indietro tutta dall’altra. No ai tamponi, ma le regioni li fanno. No alle mascherine, ma alcune regioni le impongono per uscire. No ai test sierologici ma alcune regioni per cercare di mappare il virus, li fanno.

Di certo se la risposta dello Stato, davanti all’avanzare del virus, appare debole, ciascuno pensa a difendere e a mettere il più possibile in sicurezza il territorio.

In altre parole, chi è in prima linea vede di andare alla guerra disarmato.

Il ministero poi fissa nella circolare del 3 aprile scorso anche altri criteri.

Criteri di priorità esecuzione dei tamponi
L’esecuzione del test diagnostico va riservata prioritariamente ai casi clinici sintomatici/paucisintomatici e ai contatti a rischio familiari e/o residenziali sintomatici, focalizzando l’identificazione dei contatti a rischio nelle 48 ore precedenti all’inizio della sintomatologia del caso positivo o clinicamente sospetto.

Domanda: vengono fatti davvero i tamponi con queste condizioni di sintomi? O i pazienti vengono lasciati a casa con tachipirina e raccomandazioni generiche? Siamo seri.

E quanti test, come indica il ministero, sono stati fatti agli operatori sanitari? Siamo seri. I datori di lavoro li devono effettuare sul personale. Li hanno fatti sempre? Siamo seri.

E davvero in carenza di materiale, la priorità ha seguito questo ordine indicato dal ministero?

  • Pazienti ospedalizzati con infezione acuta respiratoria grave (SARI)
  • Tutti i casi di infezione respiratoria acuta ospedalizzati o ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali e nelle altre strutture di lunga degenza
  • Operatori sanitari esposti a maggior rischio, operatori dei servizi pubblici essenziali sintomatici, operatori, anche asintomatici, delle RSA e altre strutture residenziali per anziani
  • Persone a rischio di sviluppare una forma severa della malattia e fragili, come persone anziane con comorbidità
  • Primi individui sintomatici all’interno di comunità chiuse

Photo by Daniele Levis Pelusi

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