Sturgeon in tv frena: referendum ma con approvazione di Westmister

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In un dibattito televisivo pre elettorale andato in onda nella serata di martedì scorso, la prima ministra scozzese e leader del partito Snp, Nicola Sturgeon, ha negato che potrebbe essere convocato un secondo referendum sull’indipendenza anche senza l’approvazione di Londra, nel caso il partito vincesse le elezioni di domani giovedi’ 6 maggio. Sturgeon stava rispondendo all’attacco del leader conservatore scozzese Douglas Ross, il quale aveva affermato che l’Snp avrebbe convocato un referendum “illegale” se il primo ministro britannico, Boris Johnson, si fosse rifiutato di dare consenso formale all’iniziativa. Sturgeon ha ribattuto affermando che questo non sara’ il caso, accusando Ross di diffondere “menzogne e paure” sulla propria posizione e su quella del suo partito. Il referendum del 2014, quello dove gli scozzesi rifiutarono l’idea dell’indipendenza con il 55 per cento delle preferenze, fu formalmente approvato dal governo britannico, con l’impegno sia da parte di Londra che da parte di Edimburgo di rispettarne il risultato. Johnson si e’ finora rifiutato di dare il proprio assenso a un altro voto sulla questione, sulla base della convinzione che il referendum del 2014 abbia deciso sulla questione per almeno una generazione. Vi sono stati sinora suggerimenti che il referendum potrebbe essere convocato anche senza l’approvazione di Londra, sulla falsa riga del voto avvenuto in Catalogna nel 2017.

 Il programma dell’Snp prevede che il partito convochi un referendum subito dopo la fine della pandemia, e Sturgeon non ha escluso che possa adire alle vie legali per stabilire se Holyrood (il parlamento scozzese) possa o meno legiferare e convocare un referendum anche senza l’approvazione di Londra. Durante il dibattito tuttavia il leader dei laburisti scozzesi, Anas Sarwar, ha affermato che le posizioni dei conservatori fossero “un regalo che continua ad arrivare” per le posizioni indipendentiste dell’Snp, sostenendo tuttavia di non sostenere l’idea del referendum e dell’indipendenza e giudicando negativamente la gestione di Sturgeon della nazione durante la pandemia. Di opinione simile Willie Rennie, presente al dibattito e leader dei liberal-democratici scozzesi, il quale ha affermato che “la gente sarebbe stranita se i leader di partito discutessero di indipendenza” in seguito ad una delle piu’ sconvolgenti pandemie che il Paese abbia mai affrontato. Di opinione simile a quella di Sturgeon invece il leader dei Verdi, Patrick Harvie, il quale ha affermato che una Scozia indipendente permetterebbe alla nazione di costruirsi un futuro piu’ radicale, ma essendo in disaccordo con Sturgeon sull’utilizzo della moneta. Secondo Harvie infatti la Scozia dovrebbe crearsi una sua moneta immediatamente dopo l’uscita dal Regno Unito, opinione non condivisa pero’ da Sturgeon, la quale ha affermato che la Scozia in quel caso continuerebbe a usare la sterlina britannica “per tutto il tempo necessario”. 

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