Stefano Bonaccini, quando un governatore del Pd è il più “leghista” di tutti

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di Giovanni Polli – Stefano Bonaccini, quando un governatore del Pd è il più “leghista” di tutti.

Probabilmente la circostanza è sfuggita a quasi tutti. Lo scorso 16 maggio ricorreva il cinquantesimo anniversario della legge che, con ben 22 anni di ritardo sulla Costituzione italiana, arrivava finalmente ad istituire le Regioni a statuto ordinario.

In questa fase particolare di baruffa, continua e salutare, tra il potere centrale dello Stato italiano e le Regioni, la circostanza non sarebbe potuta sfuggire. Se n’è accorto, per esempio, il presidente del Consiglio regionale veneto, Roberto Ciambetti che, con una nota, ricordava giustamente che nella predisposizione della legge attuativa, non fu previsto il potere fiscale dell’Ente regionale, “con un’interpretazione fortemente riduttiva dell’articolo 119 della Costituzione”.


Tra i governatori in carica, invece, silenzio praticamente assoluto. Rotto soltanto dal presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, con un post sulla sua pagina Facebook che ha lasciato di stucco. Il suo commento alla ricorrenza era infatti accompagnato da una eloquente cartina d’Italia con le tutte le bandiere regionali al loro posto, ciascuna contornata dal profilo della rispettiva Regione.

Una scelta iconografica particolarmente “impegnativa”, che suggerisce ancora una volta un’idea dei territori assolutamente centrale nel dibattito politico nazionale italiano. Ma impegnativa soprattutto perché quella stessa identica cartina era già stata pubblicata a piena prima pagina, a suo tempo, nientemeno che dal quotidiano cartaceo La Padania, quando esisteva ancora e quando la Lega si chiamava ancora Lega Nord.

“L’emergenza Covid-19 – ha ora scritto Bonaccini – ha mostrato un’Italia che, anche in una situazione drammatica, è in grado di reagire anche grazie alla funzione cruciale delle Regioni e delle autonomie locali. Le Regioni, pur con le loro differenze territoriali, economiche, sociali e politiche, attraverso il confronto e il dialogo con le proprie comunità, hanno saputo trovare un punto di equilibrio e una soluzione condivisa nell’interesse di tutti i cittadini”.

Nell’esatto istante in cui, in particolare da certi settori del Movimento Cinquestelle si chiedono commissariamenti romani, e in cui lo stesso Pd, partito cui appartiene Bonaccini, presenta una proposta di legge neocentralista per smantellare lo spirito della riforma del Titolo V istituendo la “clausola di interesse nazionale”, è curioso constatare come il più “leghista” – in senso storico – tra i governatori in occasione del Cinquantenario delle Regioni si sia dimostrato proprio il presidente dell’Emilia-Romagna. Regione peraltro, anch’essa, con una precisa richiesta di autonomia differenziata presentata tre anni fa a Roma.


Già lo scorso 21 aprile, il governatore emiliano – romagnolo, ospite della trasmissione “L’Aria che Tira” in onda su La7, aveva dato un chiaro altolà agli appetiti del centralismo: “Se qualcuno in sanità pensa di poter dire di gestirla tutta da Roma non troverà l’ostilità da parte di Bonaccini ma da parte dei cittadini emiliano-romagnoli”. Ora sappiamo che chi combatte dalla parte dei territori contro le nuove spinte accentratrici si ritrova, almeno su un piano istituzionale, un nuovo alleato. Tanto inaspettato quanto gradito.

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