Stato d’emergenza sino al 31 dicembre. Paese in lockdown continuo per farci votare nel 2022

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di Luigi Basso – Questa mattina alcuni giornaloni hanno anticipato una notizia che era nell’aria, per la verità, da tempo: la proroga dello stato di emergenza fino alla fine del 2020.
Il Governo aveva già provato a maggio, nel Decreto Legge Rilancio, ad inserire una proroga di questo tipo, ma era stato stoppato dai gravi sospetti di illegittimità costituzionale di una norma contenuta in un decreto legge, da convertire entro 60 giorni, che disciplinava una fattispecie che si sarebbe avverata ben oltre il 60esimo giorno.


Tuttavia quell’inciampo grossolano, conclusosi con la frettolosa eliminazione della norma, era freudianamente un indizio della volontà dell’esecutivo di allungare lo stato emergenziale almeno fin da maggio.

Certamente, la deliberazione dello stato di emergenza sarà accompagnata da pareri tecnici favorevoli di esperti e comitati: si sa che, applicando nella sua massima estensione possibile il principio di precauzione, si può arrivare a qualunque decisione.
Per esempio, applicando il principio di prevenzione per salvare le vite degli automobilisti, si potrebbe arrivare anche a vietare la circolazione stradale superiore ai 10 km/h, visto che in media in Italia vi sono 3.300 vittime stradali e oltre 200.000 feriti ogni anno.


Al di là di questa considerazione, il prolungamento dello stato di emergenza comporterà un allungamento del potere del Premier di intervenire con i famigerati DPCM.


Le conseguenze immediate che possiamo immaginare sono:
a) smart working della P.A. con erogazione dei servizi essenziali a singhiozzo e su livelli che già oggi i cittadini possono giudicare da soli;
b) probabile chiusura delle scuole per mancanza di risorse umane, strumentali e finanziarie: sarà impossibile sanificare tutti i giorni le aule, avere banchi e spazi adeguati per tutte le classi, fornire gli alunni di presidi di protezione e così via;
c) probabile slittamento delle elezioni amministrative, regionali e referendum al 2021: in stato di emergenza, con gli uffici pubblici in smart working, come si potranno sbrigare gli adempimenti burocratici più elementari quali la raccolta firme e l’autenticazione, l’acquisizione dei certificati elettorali dei candidati dagli uffici comunali, la formazione degli uffici elettorali presso i Tribunali, il reclutamento degli scrutatori, l’allestimento dei seggi ?
Insomma, Conte si appresta a restare in sella a lungo: passata l’emergenza si entrerà infatti, nella seconda metà del 2021, nel semestre bianco, con l’impossibilità per il Capo dello Stato di sciogliere le camere, poi a febbraio 2022 ci saranno le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica: a quel punto mancherà meno di un anno alla scadenza naturale della legislatura più assurda della storia repubblicana.

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