Speranza: per report su Italia scelte autonome dell’Oms

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 “La scelta di pubblicare e poi ritirare quel documento viene assunta esclusivamente dall’Oms nella sua piena autonomia che noi rispettiamo, anche nelle sue diverse articolazioni e nel dibattito interno che con evidenza vi è stato a questo proposito tra dirigenti dell’Oms in palese contrasto tra loro. Ma una cosa è certa. Non c’è nessuno dei protagonisti di questa vicenda che affermi il contrario: le scelte relative al dossier sono autonome dell”Oms”. Lo ha precisato il ministro della Salute, Roberto SPERANZA, nel suo intervento in Aula al Senato, durante la discussione delle mozioni di sfiducia nei suoi confronti. “L’Oms, di cui è parte la sede di Venezia che propone lo studio in discussione, ha chiarito che il report è stato ritirato per ‘inesattezze fattuali’. Tra gli errori rilevanti, quello relativo alla timeline dell’epidemia in Cina. La stessa Oms Europa, in un comunicato ufficiale del 14 dicembre 2020, ha dichiarato che ‘in nessun momento il Governo italiano ha chiesto all’Oms di rimuovere il documento’ – ha aggiunto SPERANZA – Mi sembra una posizione molto chiara che pone fine a qualsiasi ulteriore speculazione”.

SPERANZA ha ricordato lo svolgersi dei fatti. “Primo. Oms ed Ecdc visitano l’Italia dal 24 febbraio al 4 marzo 2020, 3 giorni dopo la scoperta del cluster di Codogno. Gli esiti di questa missione vengono trasmessi, formalmente, al Governo italiano il 12 marzo 2020. Secondo. Il report di Oms Venezia, a cui si fa riferimento sulla situazione dell’Italia, arriva soltanto a metà maggio – ha precisato – Comprendere la differenza tra la visita e il report è fondamentale per dare il giusto peso alla questione sollevata anche nelle mozioni”. “La visita produce un documento con raccomandazioni e indicazioni anche operative per la nazione oggetto della missione. Il report è uno studio rispettabile il cui fine è far circolare nella comunità scientifica dati ed analisi sulla situazione del Paese e di ogni singola Regione – ha sottolineato il ministro – L’Oms e l’Ecdc, con i quali abbiamo avuto e abbiamo rapporti costanti e positivi, ci hanno indicato le loro raccomandazioni operative in seguito alla visita del 24 febbraio-4 marzo. Quelle valutazioni, pur non avendo carattere vincolante, rappresentano le indicazioni all’Italia che noi abbiamo prontamente valorizzato. Il documento di cui si è discusso è invece successivo e non ha una ricaduta diretta nella gestione della pandemia. Non ha indicazioni di natura operativa. Non è un caso – ha concluso – che la visita avvenga pochi giorni dopo Codogno, mentre il documento tanto discusso viene pubblicato il 13 maggio, dopo il lockdown, quando la curva del contagio della prima ondata era già stata appiattita. Questi sono i fatti di rilievo”.

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