Senza il gas russo dove vogliamo andare? Intesa San Paolo: Sarà recessione

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“Questo governo deve continuare nel suo lavoro perché sta facendo bene. Si può fare sempre di meglio, ma non dimentichiamo di avere un campione del mondo come presidente del Consiglio”. Dunque “non facciamo fesserie” ed evitiamo di spingere verso le elezioni anticipate. Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, intervistato dal direttore de La Stampa, Massimo Giannini. Messina sceglie la cerimonia per l’apertura delle Gallerie d’Italia in piazza San Carlo a Torino, per lanciare un segnale positivo al paese: “L’inflazione rallenta la crescita” ma non la ferma anche se avremmo bisogno di “altri interventi per sostenerla” e per mitigare l’impatto sociale della crisi. Ma questo scenario potrebbe saltare se si interrompesse totalmente il flusso di gas dalla Russia: “Significherebbe andare verso una recessione certa con una perdita di posti di lavoro significativa”.

Se così stanno le cose, allora “per l’Italia l’alternativa non è tra la pace e il condizionatore ma tra la pace e che cosa mangiamo”, anche se “dobbiamo evitare questa alternativa”. Intesa Sanpaolo è la prima banca d’Italia, dal suo osservatorio che impatto avrà sul Paese la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina? “Indubbiamente- risponde Messina al direttore Giannini- ci troviamo di fronte ad una ulteriore complessità che rende più difficile il percorso di uscita dalla pandemia. Questa guerra ha prima di tutto un impatto drammatico dal punto di vista umanitario, soprattutto per chi, come la nostra generazione, non ha mai vissuto una situazione di conflitto armato come questo. È chiaro che ci saranno implicazioni di carattere economico e geopolitico e soprattutto la necessità che ogni singolo Paese in Europa riveda le proprie priorità. Deve farlo, dove possibile, in modo coordinato. Come Italia dobbiamo farlo partendo dalla nostra condizione: abbiamo dei punti di forza assoluti e se lavoriamo su questi punti di forza con una visione di medio periodo saremo in grado di uscire, anche da questa condizione, in una situazione migliore. Attenzione, però, serve grandissima cautela nei confronti di povertà e disuguaglianza. Questo è un punto che non possiamo permetterci di dimenticare” Ma ci sono anche tanti punti di debolezza.

“È chiaro – prosegue Messina- che avremo una crescita toccata in modo significativo prima di tutto dall’incremento dei prezzi delle materie prime e del comparto alimentare, quindi un effetto che prescinde dalla guerra e nasce da un’inflazione in aumento. A questo si aggiungerà anche un elemento collegato all’impatto delle sanzioni che stiamo applicando alla Russia. Indubbiamente ci sarà un rallentamento ma sono convinto che rimarremo con una crescita che, rispetto al passato, è al di sopra del potenziale del nostro Paese. Il fatto che scenderemo dal 4%, previsto come crescita dell’Italia per il 2022, e oltre il 2% del 2023, verso il 2-3% per il 2022 e l’1-2% nel 2023, significa che continueremo a crescere. Quindi prima di dare messaggi negativi, ovvero ‘avremo dei seri problemi’, credo occorra spiegare come l’Italia potrà continuare a crescere, pur avendo bisogno di altri fattori abilitanti per accelerare lo sviluppo”. 

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