Scozia al voto con l’incognita referendum indipendenza

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La Scozia si avvicina al voto di domani per il rinnovo del parlamento nazionale, l’Holyrood, con il tema dell’indipendenza dal Regno Unito sempre al centro del dibattito. Dopo il primo referendum fallito del 2014, il Partito nazionale scozzese (Snp) e’ intenzionato a presentare un nuovo quesito ai cittadini, sebbene vincolato all’approvazione di Londra. L’Snp e’ dato dai sondaggi in ampio vantaggio sulle altre forze politiche scozzesi, sebbene la maggioranza al Parlamento di Edimburgo potrebbe essere ottenuta con un sottile margine. In un dibattito televisivo pre elettorale andato in onda nella serata di ieri, la prima ministra scozzese e leader dell’Snp, Nicola Sturgeon, ha “rassicurato” il governo britannico sulla convocazione del secondo referendum di indipendenza senza l’autorizzazione di Downing Street. Sturgeon ha risposto all’attacco del leader conservatore scozzese Douglas Ross, il quale ha affermato che l’Snp avrebbe convocato un referendum “illegale” se il primo ministro britannico, Boris Johnson, si fosse rifiutato di dare consenso formale all’iniziativa. Sturgeon ha ribattuto affermando che questo non sara’ il caso, accusando Ross di diffondere “menzogne e paure” sulla propria posizione e su quella del suo partito. 

Il programma dell’Snp prevede che il partito convochi un referendum subito dopo la fine della pandemia, e Sturgeon non ha escluso che possa adire alle vie legali per stabilire se Holyrood possa o meno legiferare e convocare una consultazione popolare anche senza l’approvazione di Londra. Durante il dibattito tuttavia il leader dei laburisti scozzesi, Anas Sarwar, ha affermato che le posizioni dei conservatori siano “un regalo” per le posizioni indipendentiste dell’Snp. Di opinione simile Willie Rennie, presente al dibattito e leader dei liberal-democratici scozzesi, il quale ha affermato che “la gente sarebbe stranita se i leader di partito discutessero di indipendenza” in seguito ad una delle piu’ sconvolgenti pandemie che il Paese abbia mai affrontato. Di opinione simile a quella di Sturgeon invece il leader dei Verdi, Patrick Harvie, il quale ha affermato che una Scozia indipendente permetterebbe alla nazione di costruirsi un futuro piu’ radicale.

Il tema dell’indipendenza sembra dunque avere ampio spazio nel dibattito pubblico, nonostante la pandemia di coronavirus e gli effetti economici sul tessuto sociale e imprenditoriale. La stessa Sturgeon si e’ distinta nei mesi dell’emergenza sanitaria come voce critica dell’operato di Johnson nel Regno Unito, attuando misure piu’ caute in materia di riaperture e valutando con preoccupazioni l’iniziale strategia scelta dal premier britannico. L’Snp secondo i sondaggi dovrebbe attestarsi vicino al 50 per cento dei consensi nei collegi elettorali, con i conservatori in crescita rispetto ai laburisti, appaiati intorno al 20 per cento. A livello regionale, il vantaggio del Partito nazionale si riduce, scendendo intorno al 40 per cento, mentre resta pressocche’ invariato quello dei conservatori e cala vicino al 17 per cento il sostegno per i laburisti. I sondaggi riportano anche un minore ottimismo rispetto al supporto dei Verdi, che dovrebbero ottenere il 9 per cento nei collegi, mentre i Liberal democratici si attesterebbero fra il 5 e il 6 per cento. Nicola Sturgeon continua ad essere la leader piu’ popolare con un’approvazione in aumento di 17 punti percentuali, anche se in calo del cinque per cento rispetto ai risultati del sondaggio di aprile. Il voto scozzese del 6 maggio non e’ l’unico appuntamento elettorale nel Paese: nello stesso giorno si terranno infatti le elezioni per il Parlamento del Galles, per il sindaco di Londra e per le amministrative in varie localita’ britanniche. 

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