Scanzi, che film ti sei fatto su La Nuova Padania?

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di Stefania Piazzo – Un nostro errore è diventato la cartina di tornasole di un sistema per dimostrare che i propagatori di verità a volte diventano a loro volta spacciatori di fake. Altri, convinti che siano verità, salgono in cattedra e si aggiungono al coro. Alcuni lo fanno in malafede, altri sono portatori sani di equivoci, perché frettolosamente non verificano.
La vogliamo mettere così?

Stimo Andrea Scanzi, è uno dei più acuti osservatori della politica italiana, è un giornalista indipendente, libero, caustico ma ancora non mi capacito per il film che si è fatto su la Nuova Padania.

Vediamo i fatti. Scanzi, a commento del nostro scivolone per un pezzo sciagurato sul comune di Bugliano inesistente (e su cui abbiamo chiesto scusa, cosa rara credo nel panorama del giornalismo italiano, a differenza degli altri giornali che tacciono e si imboscano), e rimosso dopo pochi minuti la notte del 28 luglio, ha pubblicato l’altro giorno un commento su di noi che proprio non quadra una bella cippa!

Ecco il post.

Allora, la libertà di opinione è una cosa. Toppare è un’altra cosa ancora. Anche i giornalisti toppano, non siamo Dio.

Ma Andrea, dai! Perché lanci strali? Hai verificato le fonti? Tu sei il super esperto del cazzaro verde, pennelli pagine insuperabili sulle gesta del papeetaro, e allora, santa pazienza, come fai a non sapere che la nuova Padania con Salvini e gli ultrà salviniani non c’entra un emerito belino?

Sveglia, noi siamo dalla tua parte! Poi potrai non ritenerci degni della tua compagnia, ma non ti diverte la cosa? A noi sì. Di questa Lega, non salviamo proprio niente. Ci hanno interpellato per commenti liberi e indipendenti, e pure caustici, sulle toppate del Capitano la Reuters, Il Foglio, l’Adnkronos, e altri. Ci sei cascato pure tu che altri ci vogliono spacciare per leghisti? Non ci voglio credere!

Lo dico perché secondo me o ti hanno informato male o il termine “Padania” ti ha sviato dalla mettere a fuoco il giornale. Mi permetto di dirti, da tua seguace e accesa lettrice, che il termine Padania non deve esimere un giornalista dal conoscere cosa c’è dentro, prima di sferrare un giudizio. Anzi, una sentenza. Prima, siamo giornalisti. O no?

Ti sfido, se vuoi, a dimostrarmi che il giornale sia della Lega, che noi siamo un pezzo di tifoseria hooligans di ultrà salviniani. Scandaglia i 1800 servizi che dal 12 marzo ad oggi sono stati pubblicati, e dimmi cosa trovi. Io ci scommetto casa, Vespa e cani.

Ok che non leggi la nuova padania, ma però forse ti è sfuggito che sul tuo giornale, Il Fatto Quotidiano, abbiamo avuto il piacere di essere interpellati già diverse volte da un tuo collega (chissà, saranno state ora le ultime?) proprio perché conoscendo il mondo magmatico della lega sotto il profilo giornalistico, essendo stata io osservatrice interna per tanti anni, magari il parere indipendente e critico sul corso sovranista e isolazionista del Capitano poteva essere utile per raccontare la saga incredibile di un uomo che voleva i pieni poteri. Siamo amici, Andrea, non nemici!

Però se scrivi che siamo clandestini e contronatura, beh, e che le sbagliamo tutte per legge, ci viene da pensare che non ti sei informato abbastanza, che dici? E che non hai verificato come forse dovevi. Che dici? E che hai fatto credere ai lettori, me compresa, che siamo dalla parte sbagliata. Mmmm! E che incazzato con il Capitano come è facile che succeda mica solo a te, te la sei presa pure con noi. Che non siamo neanche parenti di Matteo.

Comunque siamo registrati in tribunale, il direttore che può avere o meno la tua disistima a prescindere, è un giornalista professionista, e sa ammettere gli errori del giornale, assumendosene la responsabilità, anche se è un collaboratore inesperto a pestare una beata merda. Imparerà, impareremo tutti. Però chiederò all’Ordine se esiste l’elenco speciale per i contronatura, non si sa mai. Chissà che ne pensano della nostra clandestinità e della nostra mostruosità?!

Mi spiace sentirmi in dovere di scriverti, ma dovevi verificare chi siamo, a meno che tu pensi che una testata che non ti ispira fiducia, ma solo disprezzo, solo per il nome, meriti una piccola verifica, magari, visto che di mestiere siamo giornalisti.

Insomma, credere che siamo una costola del cazzaro verde è come dire che si crede ai comunicati stampa di Bugliano, non si verifica. E’ la stessa cosa. Non lo hanno fatto quelli che hanno commentato alla brutta bestia il nostro errore, ma da un giornalista della tua caratura mi aspetto altro.

Ci sono già i fanigut della politica, evitiamo i quaraquaqua del giornalismo, e siccome tu non lo sei, e non sforni palle che non hanno nulla a che vedere con la realtà, ricordati la prossima volta che la nuova padania non è la parodia di un passato né la melma del presente, ma è, semplicemente, un giornale indipendente che ha scelto di chiamarsi così per salvare solo il buono di una esperienza professionale che lasciava libertà di pensiero e di critica. Curiosi di scoprire chi sono gli altri. In fin dei conti, Calandrino-Travaglio all’inizio ci aveva creduto come noi, o sbaglio?

Coram populo è stato scritto che siamo il giornale leghista anche da altri, colleghi che non si sono presi la briga di alzare il telefono o di leggerci (come invece in passato hanno fatto tante testate), che evidentemente controllano in modo accurato le fonti su questa “granitica certezza”. Vuoi un esempio? L’antigiustizialista Il Riformista. Caduto nell’errore dall’alto della professata tutela dei diritti degli imputati. A noi però c’hanno subito incarcerato nel gabbione della semplificazione banale. Leghisti.

C’è caduto anche Il Giornale, che ci battezza giornale leghista online. Sveglia, quando mai?

E allora lasciami ripetere che equiparare la nuova padania a giornale della Lega equivale a credere ai comunicati del Comune di Bugliano. Perché non si verifica.

Altro fake che la rete ha dato in pasto a chi non cercava altra occasione per attaccare il giornale, è stato l’aver fatto credere che il pezzo fosse sparito a causa di un hackeraggio breve nel corso del lavoro.

Senti qui, Andrea, perché anche questa è da ridere. Perché peccato, il temporaneo blocco risale al 27 luglio, il giorno prima! Ma la massa degli aventi funzione cerebrale in rete che sputavano sentenze ha voluto sovrapporre i due eventi come a dire che la rimozione (doverosa) del pezzo, fosse giustificata al blocco del sito. Insomma, ci saremmo inventati anche l’attacco hacker per dire che il pezzo, pubblicato il giorno dopo, era sparito, ma per il blocco del giorno prima. Ahahahah! Scemi noi o in malafede loro?

Per giorni siamo stati perculati sul nulla. Per un fake creato ignorando la sequenza degli eventi. E ridaiie: comportandosi esattamente come chi crede alle bufale di Bugliano. Vittime della disininformazione che diventano carnefici, che spacciano fake in nome del sacro fuoco difesa della verità e dello sputtanamento altrui. Perché “loro” sono migliori di noi.

Ma tu che c’entri con tutta questa cosa? E allora, Andrea! Un abbraccione, con la mascherina.

Con stima

Stefania

Ps: ringrazio l’amico e collega Giovanni Polli che si è divertito così:

Foto in apertura tratta dalla pagina facebook di Andrea Scanzi

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