PERCHE’ FONTANA NON SI DIMETTE?

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di Sergio Bianchini – La vicenda delle mancate zone rosse in provincia di Bergamo è davvero grottesca.
Il premier Conte, capo del governo centrale dice a Fontana: se volevate potevate farlo voi.
E Fontana, nordista, un pochino anche autonomista e avvocato, dice: no, era compito vostro perché il potere in emergenza è vostro.
Quindi il governo centralista attribuisce alla regione un potere e la regione lo rifiuta. Il titolo quinto della Costituzione parla chiaro ed attribuisce alla regione la sanità in concorso con lo stato.


E’ vero che in una situazione di emergenza l’art. 120 della Costituzione recita come segue “Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica…” ma afferma anche “La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione”.

Conte dichiara di non aver esercitato nella vicenda zone rosse questo potere e di aver lasciato alla Regione la discrezionalità così come avvenuto in Lazio e in Sicilia.
Fontana insiste ”non è nostro potere”. Incredibile, il governo centrale dà una versione più regionalista e la Regione sottolinea il centralismo.
Invece che prendere atto di questa importantissima dichiarazione di Conte che lascia mano libera alla Regione per interventi che potrebbero essere e forse sono ancora necessari in questo stesso ciclo ma sicuramente necessari per un futuro prossimo o anche lontano l’avvocato insiste e dice che al massimo “la colpa è di entrambe”.

Fallimento totale di Fontana che persevera nel suo attendismo, “seguendo” la scienza e insegnando al potere centrale quali sono i suoi pieni poteri.
Con questo attendismo solo dopo 45 giorni dall’inizio ha introdotto l’obbligo di mascherine. Ma non ce n’erano, dirà lui. Allora doveva comunque dichiararne l’assoluta necessità, non dire che basta la distanza ed attivare tutte le produzioni locali ed anche quelle della creatività personale come del resto si fa anche nella ordinanza tardiva del 5 aprile che prevede la possibilità di uso alternativo alla mascherina, ancora latitante, con mezzi autonomi.

Fontana si vanta solo del padiglione Fiera che comunque con le attività di contenimento del virus non c’entra nulla. E quindi dimostra di non comprendere la super decantata “complessità” dato che si occupa solo della parte finale del discorso, cioè la terapia e sulla prevenzione è zero.

Perché Fontana non si dimette?

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